I bambini britannici si stanno rimpicciolendo? Ecco perché e cosa c’è di vero

Nel regno unito tiene banco la polemica sull’altezza dei bambini. Per l’opposizione è colpa delle politiche del Governo dei Tories. Sullo sfondo le elezioni del 2024 e i sondaggi che fanno i laburisti in netto vantaggio

Rishi Sunak e Keir Starmer
Rishi Sunak e Keir Starmer

Londra, 15 gennaio 2024 – Nel Regno Unito è scoppiata la polemica sull’altezza dei bambini. “Keir Starmer incolpa il governo per i bambini britannici che sono più bassi di altri paesi, ma Rishi Sunak ribatte che i giovani sono più alti rispetto al 2010”, titola il Dailymail. Ma cosa sta succedendo? Cosa c’entra l’altezza dei bambini britannici? Si stanno davvero “abbassando”? E che ruolo (importante) gioca la politica in questa polemica? Cerchiamo di mettere un po’ di ordine.

Lo studio sull’altezza dei bimbi britannici

Alla base di tutto c’è uno studio che indica come l’altezza media dei bambini britannici di prima elementare (esattamente quando iniziano la scuola dell’obbligo) abbia perso diverse posizioni (33) rispetto a quella di altri Paesi passando dalla 69 posizione mondiale alle 102esima. Negli ultimi dodici anni, l'altezza media dei bambini maschi di cinque anni ha perso 33 posizioni nelle classifiche internazionali: dalla 69esima alla 102esima, finendo alle spalle di Paesi come Egitto, Haiti e Ucraina, Argentina. Un po’ meglio è andata alle bambine della stessa età che hanno perso 27 posizioni, scavalcate dalle coetanee di Portogallo, Turchia e Brasile tra le altri paesi.

I bambini britannici si sono rimpiccioliti?

Sgomberiamo subito il campo da un equivoco. I bambini del Regno Unito non si sono abbassati. Anzi la loro altezza media è leggermente aumentata ma meno rispetto a quella di altri paesi. Nel 2010 i piccoli di prima elementare avevano un’altezza media di 110,2 centimetri per i maschietti e 109,3 centimetri per le bimbe. Dodici anni dopo nel 2022 quella dei maschietti era salita di 0,6 centimetri, arrivando a 110,9 cm, mentre per le bambine si è passati da 109,3 cm del 2010 ai 109,9 del 2022.

La polemica

A cavalcare questi dati è il leader dell’opposizione, il laburista Keir Starmer. Perché se è vero che i bambini inglesi non si sono rimpiccioliti è altresì vero che sono cresciuti meno di altri ed è risaputo che l’altezza media della popolazione, oltre a fattori genetici, è legata alle condizioni di salute, all’alimentazione e in definitiva alle condizioni economiche delle famiglie che possono permettersi cibi sani e cure.

Il legame fra altezza e condizioni economiche

A sottolineare questa corrispondenza è stato Majid Ezzati, professore di salute globale all’Imperial College di Londra al Times: “La crescita dell’altezza dei nostri bimbi si è appiattita e la causa sembra essere la loro malnutrizione, soprattutto nelle famiglie e nelle comunità più povere del Paese. Il cibo nutriente che aumenta lo sviluppo dei bambini senza farli ingrassare, come legumi, pesce, frutta e carne magra, se lo possono permettere oramai sempre meno famiglie britanniche”. Dichiarazioni che muovo da dati che evidenziano comie i bambini britannici ricevono il 61% delle loro calorie da cibi ultraprocessati, il 3 per cento in più dei bambini americani.

Cosa c’entra la politica

Ma la questione “bimbi britannici rimpiccioliti” sembra balzata agli onori della cronaca soprattutto per questioni politiche. I toni sono stati infatti alzati dal leader laburista Sir Keir Starmer che ha programma per migliorare la salute e il benessere dei più piccoli: controlli medici più frequenti e stop alle pubblicità di cibo spazzatura negli orari sensibili. Accuse alle quali ha risposto il primo ministro conservatore Rishi Sunak che ha messo in evidenza come dal 2010 i bimbi britannici siano cresciuti, pur perdendo posizioni nella classifica.

Lo spauracchio delle elezioni

Sullo sfondo c’è lo spauracchio delle elezioni e un recente sondaggio che prevede una sonora sconfitta per i Conservatori attualmente al governo. Si voterà nella seconda metà del 2024. Il Partito conservatore britannico, al governo nel Regno Unito da ormai 14 anni, potrebbe andare incontro alle prossime elezioni politiche alla peggiore disfatta da quasi un trentennio. Lo ipotizza un'elaborazione dei dati attuali sulla potenziale distribuzione dei seggi collegio per collegio realizzata dall'istituto YouGov e pubblicata in apertura oggi dal Daily Telegraph: indagine demoscopica commissionata dalla fronda della destra Tory critica verso Rishi Sunak, e subito cavalcata dagli oppositori interni per intimare al giovane primo ministro una svolta in extremis ancor radicale – in chiave pre-elettorale – su temi quali la stretta sull'immigrazione o le promesse dei tagli di tasse.

Il sondaggio spettro per i Tories

Stando a questo sondaggio, condotto su un campione di 14.000 elettori, il Labour neomoderato di Keir Starmer, pur senza suscitare entusiasmi o godere di particolare popolarità, sarebbe in grado di approfittare del collasso altrui per ottenere una maggioranza di quasi 120 deputati alla Camera dei Comuni: fino a 385 contro 169. I Tories si vedrebbero così pressoché dimezzati in Parlamento, e rischierebbero di perdere fra gli altri collegi di ministri di spicco come quello del cancelliere dello Scacchiere, Jeremy Hunt.

Per trovare un risultato peggiore bisogna risalire al 1997, quando l'altro premier post-Thatcher, John Major, venne spazzato via alle urne dal New Labour di Tony Blair con oltre 250 seggi di scarto dopo 15 anni di ciclo di potere Tory: in un bagno di sangue costato fra l'altro il seggio di deputato al ministro degli Esteri dell'epoca, Malcolm Rifkind, o della Difesa, l'astro nascente Michael Portillo.

Secondo i calcoli di YouGov, i laburisti potrebbero avvantaggiarsi del resto anche del calo attribuito in Scozia agli indipendentisti dell'Snp. Mentre in oltre 90 dei seggi Tory dati per persi risulterebbe in realtà fatale al partito di Sunak la concorrenza di Reform Uk, formazione della destra pro Brexit ultrà animata dagli eredi di Nigel Farage, indicata in ascesa in vari collegi dell'Inghilterra profonda pur senza poterne vincere alcuno.