Lunedì 22 Aprile 2024

Gli Houthi, gli assalti nel Mar Rosso e il legame con l’Iran: storia di una milizia che tiene il mondo sotto tiro

Chi sono i guerriglieri yemeniti, ben armati e addestrati, che si scagliano contro l'Occidente e Israele

Roma, 14 febbraio 2024 – Il grido di battaglia se proprio non dice tutto spiega molto: "Allah è grande, morte all'America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei, vittoria per l'islam". I nuovi pirati del Mar Rosso che assaltano le navi e gettano benzina sul rogo del Medioriente sono i guerriglieri yemeniti Houthi, fanatici, bene addestrati, bene armati, storicamente sostenuti dall'Iran che a corrente alternata li scaglia contro l'Occidente e Israele pur senza spingerli ad un conflitto aperto. È ciò che accade oggi mentre Gaza brucia anche a Sud nella guerra con Tel Aviv e l'Occidente manda le navi da guerra a far la guardia a questi "Fratelli della costa" alleati di Hamas che ogni giorno alzano l'asta delle minacce e degli agguati in mare. Gli Stati Uniti hanno già bombardato diverse basi dei guerriglieri in Yemen, ma gli Houthi a corrente alternata continuano ad assaltare le navi mercantili costringendo molti natanti a deviare circumnavigando l’Africa con costi alti e tempi lunghi.

Un gruppo di miliziani Houthi (Ansa)
Un gruppo di miliziani Houthi (Ansa)

All'interno dello Yemen il loro obiettivo storico, di fatto raggiunto, è estendere il controllo su tutto il Paese, anche in funzione anti Arabia saudita, e portare avanti l'etnia Zaydita, che si ritiene tra gli eredi della famiglia del profeta Maometto. Come tasso di fanatismo, dunque, se la cavano molto bene. Gli Houthi (in arabo al-Hūthiyyūn sono di etnia sciita zaydita) ormai da dieci anni si segnalano come la principale e solida forza militare e istituzionale dello Yemen perché dal 2014 controllano la capitale Sanaa con tutti i ministeri e la Banca centrale, oltre a vaste regioni del centro e del nord. Hanno potere, patrimonio, imprese e denaro, tanto denaro che investono in militari e armamenti. Nell'incomprensibile per noi occidentali puzzle arabo gli Houthi agiscono in contrapposizione alle forze yemenite filo-saudite e a quelle sostenute dagli Emirati Arabi Uniti. Come spiega il Shalom, sito web della comunità ebraica di Roma, il movimento Houthi nasce nel 1992 con la denominazione ufficiale "Ansar Allah", Partigiani di Allah. L'appellativo Houthi è in onore del fondatore Hussein Al Houthi, ucciso nel 2004. Dalla roccaforte di Saada tra il 2004 e il 2010, hanno scatenato sei guerre contro il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, trascinando il Paese in un conflitto permanente. Il professor Bernard E. Selwan Khouri dirige il Cosmo, Center for Oriental strategic studies (sedi a Roma e Beirut) che tiene da sempre sotto osservazione anche la polveriera yemenita. “Il legame tra Houthi e Iran si è rafforzato col passare degli anni in particolare con il bombardamenti sullo Yemen della coalizione guidata dall’Arabia saudita e da altri Paesi sunniti (tranne il Qatar)”, spiega il professor Selwan Khouri. “In seguito al conseguente isolamento dello Yemen gli Houthi hanno risposto con un ponte aereo diretto con l’Iran che ha assicurato loro una costante fornitura di petrolio, l’apertura di centrali elettriche oltre al sostegno diplomatico. Per l’Iran la presenza Houti è strategica soprattutto come problema politico con la confinante Arabia saudita sunnita e come gruppo di pressione in chiave commerciale. Ciò garantisce all’Iran un accesso diretto al Mar Rosso in un tratto cruciale per le rotte del commercio internazionale. In particolare presso lo stretto di Meb al Mandab, che congiunge il Mar Rosso col Golfo di Aden, attraverso il quale scorre il 12% del traffico globale. Le azioni di Houthi inoltre stanno facendo eco al ruolo di Hezbollah, con le incursioni dal sud del Libano contro gli israeliani, così come l’attività delle milizie irachene contro le infrastrutture degli Usa in Iraq e Siria. In questo contesto gli Stati Uniti tra le coste di Yemen e il Mar Rosso si giocano una parte dell’influenza regionale. Washington deve, infatti, riaffermare la propria forza e rassicurare gli alleati del Golfo, ma senza far saltare l’attuale tregua nello Yemen dove da mesi I Partigiani di Allah e l’Arabia saudita dialogano per il cessate il fuoco”. I guerriglieri yemeniti dispongono di una forza militare di centomila uomini dotati di armi leggere, artiglieri, missili e droni. Se la turbolenza nell’area rimane a bassa intensità con una guerra asimmetrica è gestibile, altrimenti l’incendio sarebbe disastroso.