La guardia costiera cinese spara con i cannoni ad acqua contro navi governative filippine. Tensione per l’atollo conteso

Le forze di Pechino hanno danneggiato le navi dell’ufficio pesca filippino che stavano rifornendo i pescherecci di Manila nella secca di Scarborough, contesa tra i due Paesi

Manila, 9 dicembre 2023 - Cresce la tensione tra Cina e Filippine per la secca di Scarborough, rivendicata da entrambi i Paesi. Le autorità di Manila hanno denunciato le "azioni illegali e aggressive" della guardia costiera di Pechino nel mar Cinese meridionale. Le forze cinesi hanno sparato con i cannoni ad acqua contro una nave dell'Ufficio filippino della pesca, che stava portando rifornimenti ad alcuni pescherecci ormeggiati vicino all’atollo conteso.

Diversi video ripresi dalla Task force filippina per il mar cinese meridionale, ente inter-governativo, mostrano le sue operazioni cinesi di intimidazione intorno alla secca di Scarborough. Nell'attacco almeno 8 volte gli idranti cinesi sono stati puntati contro navi civili filippine, danneggiando radio e apparecchiature di navigazione.

La guardia costiera cinese spara con un cannone ad acqua contro le navi filippine che riforniscono i pescherecci
La guardia costiera cinese spara con un cannone ad acqua contro le navi filippine che riforniscono i pescherecci

Le navi dell'Ufficio della pesca filippino erano in missione per rifornire carburante e beni alimentari oltre 30 pescherecci all'ancora vicino alla secca di Scarborough. La Task force filippina ha denunciato: "Impedire la distribuzione degli aiuti umanitari non è solo illegale ma anche disumano".

Ma non solo idranti, le navi della guardia costiera cinese hanno effettuato "manovre pericolose" e utilizzato un potente dispositivo acustico a lungo raggio che ha disorientato i membri dell'equipaggio filippino.

Pechino ha risposto alle accuse sottolineando di aver adottato solo "misure di controllo" contro i tre pescherecci filippini che navigavano nelle acque vicino alla secca, considerate statali.

L’area contesa si trova all'interno della zona economica esclusiva delle 200 miglia nautiche delle Filippine, ma dal 2012 è sotto il controllo di Pechino, che ha costretto i pescatori di Manila a spostare le loro attività. Sebbene la Cina rivendichi circa il 90% del mar Cinese meridionale, la Corte permanente di arbitrato nel 2016 ha dichiarato che le pretese di Pechino non hanno basi legali.