Venerdì 17 Maggio 2024

Gli sfollati di Gaza: "Tornavamo a Nord, ma ci hanno sparato"

Migliaia in marcia, accuse all’esercito israeliano

Gli sfollati di Gaza: "Tornavamo a Nord, ma ci hanno sparato"

Gli sfollati di Gaza: "Tornavamo a Nord, ma ci hanno sparato"

ROMA

"Abbiamo sentito dire che molti stavano tornando indietro, stavano tornando nelle loro case a Gaza City. Non ci ho pensato un attimo, ho preso la mia borsa e mi sono messa in marcia sulla strada costiera". Ma quella speranza è durata poco: "Le truppe israeliane sparavano sulla folla e sono stata costretta a tornare indietro". Ibtesam al-Zant, una signora di 48 anni che è stata ferita alla gamba destra, è una dei tanti sfollati che da domenica stanno tentando di tornare a Gaza Nord, trovandosi di fronte – raccontano – lo sbarramento dell’Idf.

Migliaia di disperati che non hanno esitato a prendere le loro poche cose e mettersi in cammino dopo che si era diffusa la voce di un messaggio sui telefonini inviato, secondo i media palestinesi, dall’esercito israeliano, in cui si diceva che le donne e i bambini potevano rientrare a Gaza nord dopo l’attacco dell’Iran a Israele. Nonostante l’Idf si sia subito affrettato a smentire la notizia con diversi messaggi, la voce ormai si era sparsa. Inizialmente si sono mossi piccoli gruppi, poi il tam tam è diventato inarrestabile: a migliaia hanno attraversato la strada costiera, tantissime persone sono riuscite a passare i check point senza alcun ostacolo. Ma poi – è il racconto di chi ha tentato il viaggio – l’esercito israeliano ha iniziato a sparare, causando la morte di almeno cinque persone e decine di feriti. Tra loro anche una bimba, di soli 5 anni, colpita alla testa mentre era in braccio alla mamma, racconta la donna sottolineando che ora è grave, "ricoverata in terapia intensiva".

La notizia di una possibilità di tornare a casa, si è diffusa rapidamente tra gli sfollati accampati nella zona centrale della Striscia e a Rafah. "Non vediamo l’ora di rientrare anche se le nostre case sono state distrutte, ma la vita nelle tende qui è molto più misera", ha detto Mahmoud Abu Nada che vive in una grande tenda con 22 membri della sua famiglia tra moglie, figli, fratelli e sorelle.

"Non possiamo più sopportare di vivere in queste condizioni, siamo tutti stanchi e malati", ha aggiunto. Anche ieri Mahmoud è tornato sulla strada costiera nel tentativo di passare la linea e tornare a casa insieme ad altre migliaia di persone, ma invano: i soldati israeliani hanno iniziato a sparare contro chiunque si avvicinava. "È pericoloso e le truppe sono senza cuore, sparano per uccidere", racconta Mahmoud.