Giallo in Russia: trovato morto il giornalista Alexander Rybin, stava documentando la corruzione nelle regioni ucraine occupate

In passato sostenitore dell’annessione del Donbass, ma poi aveva espresso non poche critiche. Le autorità: “Problemi cardiaci”

Una zona distrutta dai bombardamenti russi e il giornalista Alexander Rybin

Una zona distrutta dai bombardamenti russi e il giornalista Alexander Rybin

Mosca, 9 gennaio 2024 – Il giornalista russo Alexander Rybin, di 39 anni, è stato trovato morto in circostanze misteriose domenica, su un’autostrada nei pressi del confine ucraino. Da quanto risulta, stava tornando da un viaggio nelle zone occupate dall’esercito di Mosca. In passato, aveva sostenuto l’annessione delle regioni di Donetsk e Lugansk – perfino combattendo tra le file dei russofili di quest’ultima – per poi adottare istanze più critiche sul regime di Putin.

La sua posizione potrebbe essere diventata scomoda il 30 dicembre quando, durante una visita a Mariupol, ha dichiarato di essere pronto a rilasciare rivelazioni a Rabkor – una testata online di estrema sinistra – riguardo la “colossale corruzione” dilagante nella città da parte delle autorità russe. Il giornalista aveva criticato la lentezza con la quale stanno ricostruendo le infrastrutture della città, nonostante il grande influsso di fondi inviati da Mosca. Rybin avrebbe inoltre documentato la presenza di un influsso di immigrati dalla Russia, arrivati nella città ucraina occupata per contribuire alla ricostruzione.

Il corpo del giornalista è stato rinvenuto nei pressi dell’autostrada a ridosso del confine ucraino, all’altezza della città di Shakhty nella regione di Rostov sul Don. Secondo le ricostruzioni sarebbe stato diretto verso Mosca, dove risiedeva. Stando ai media russi, le autorità hanno proceduto con l’autopsia e hanno etichettato una cardiomiopatia – la difficoltà del cuore nel pompare il sangue – come causa ufficiale del decesso.

Quella di Rybin – per la polizia locale – non sarebbe quindi una morte misteriosa, ma segue decine di decessi improvvisi di persone ‘scomode’ al regime per la loro posizione contraria – esposta o meno – al conflitto. Sempre domenica, la giornalista Zoya Konovalova è stata trovata morta nella sua abitazione assieme al marito: entrambi presentavano segni di avvelenamento. Il mese scorso, il cadavere di Anna Tsareva, redattrice della testata filo-Putin ‘Komsomolskaya Pravda’, è stato trovato a giorni di distanza dalla sua misteriosa scomparsa, meno di 3 mesi dopo l’improvviso attacco di cuore del caporedattore Vladimir Sungorkin. Secondo i dati della Federazione internazionale dei giornalisti, a dicembre 2023 vi erano almeno 40 giornalisti in stato d’arresto in Russia.