Martedì 16 Aprile 2024

Giappone, il preside si versa troppo caffè: licenziato e pensione azzerata

L’uomo, 59 anni, avrebbe fatto ‘il furbo’ versandosi quantità di caffè più grandi di quanto aveva pagato. Clamore online

Caffè del distributore (iStock)

luca Lorenzelli.

Tokyo, 8 marzo 2024 – Un caffè particolarmente amaro per un preside giapponese, che ha perso lavoro e diritti pensionistici per aver rubato la bevanda nel negozio in cui era solito fare colazione. La storia, raccontata dal giornale nipponico Yomiuri, ha dell’incredibile: l’accusa nei confronti del 59enne è quella di essersi versato quotidianamente 180 yen (circa 1,12 euro) di caffè in una tazza da 110 yen (68 centesimi) al self-service del negozio in cui faceva colazione quotidianamente. È infatti tipico dei supermercati giapponesi avere un’area preposta ai distributori di bevande calde, ai quali il cliente si serve da solo dopo aver pagato in cassa la quantità desiderata. Sta quindi alla correttezza del singolo versare quanto effettivamente pagato. 

Non è chiaro come il provveditorato scolastico sia giunto a sapere dei piccoli furti del preside: il Mirror riporta che a segnalare la questione sia stato uno studente, mentre il New York Times afferma che un dipendente del negozio abbia colto in flagrante l’uomo. Fatto sta che il provveditorato ha chiesto il licenziamento. Il 59enne ha confessato di ‘aver fatto il furbo’ in sette diverse occasioni tra giugno e dicembre 2023: a suo dire, la prima volta si sarebbe versato più caffè per sbaglio, e non essendo stato ripreso dai dipendenti, ha deciso di reiterare il misfatto: “Potevo procurarmi bevande a un prezzo più conveniente”, ha dichiarato scusandosi. 

Il provveditorato ha deciso di non processare l’ormai ex preside, ma ciò non gli ha risparmiato pesanti ripercussioni. Non solo, quindi, il licenziamento, ma anche la perdita dei 20 milioni di yen (124mila euro) che gli spettavano di pensione

La vicenda ha suscitato clamore persino in un paese così ligio alle regole come il Giappone. Online gli utenti hanno criticato la durezza della punizione e hanno ipotizzato che il 59enne, etichettato come “anziano”, potesse non conoscere il funzionamento del macchinario che eroga il caffè. 

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