Venerdì 21 Giugno 2024
ALDO BAQUIS
Esteri

Giallo su un nuovo raid. Hamas: "Almeno 21 morti". Ma il massacro a Rafah non ferma i tank israeliani

Dopo la strage alla tendopoli Tel Aviv nega un altro attacco, Carri armati arrivati in centro. Gli Usa: "Superata la linea rossa, proteggere i civili". E anche l’Europa valuta sanzioni.

Israele mantiene la pressione militare a Rafah malgrado le espressioni internazionali di orrore della tendopoli palestinese in fiamme in seguito all’attacco aereo di domenica. Mentre quattro brigate di Israele procedono con i tank verso il centro di Rafah e lungo l’Asse Filadelfia (al confine con l’Egitto) fonti palestinesi hanno parlato di una seconda strage che sarebbe avvenuta nella zona umanitaria di Mowassi, a Nord-Ovest di Rafah. Almeno 21 i morti, secondo queste Hamas, che andrebbero ad aggiungersi alle 45 vittime denunciate il giorno prima. Ma Israele ha fatto sapere di essere estraneo al nuovo episodio.

Nel giorno in cui Spagna, Irlanda e Norvegia hanno formalmente riconosciuto lo Stato della Palestina entro i confini antecedenti la guerra dei sei giorni (1967) Israele è più che mai sulla difensiva. Nel tentativo di allentare la pressione (in particolare quella degli Usa che avevano indicato a Israele ‘linee rosse’ da non oltrepassare) il portavoce militare Daniel Hagari ha fornito i primi elementi di una indagine già avviata da una commissione indipendente. L’obiettivo colpito da Israele, ha affermato, era "una struttura chiusa". Secondo Hagari è presumibile che una scheggia incandescente abbia colpito un deposito di armamenti di Hamas. Nelle vicinanze c’erano anche lanciarazzi di Hamas. "I due piccoli missili lanciati non sarebbero stati sufficienti a innescare l’incendio" devastante che ne è seguito, ha sostenuto l’Idf.

Anche la Ue, intanto, sta valutando di muoversi con delle sanzioni ad hoc. I 27 Paesi membri hanno deciso di convocare con una certa urgenza il Consiglio di Associazione con Israele, prima del quale è quasi impossibile che Bruxelles si muova. Si tratterebbe comunque di misure commerciali. La situazione nel Sud della Striscia resta tragica. Sono almeno un milione gli sfollati spostatisi a Khan Yunis, ma nelle zone di Rafah ne restano comunque alcune centinaia di migliaia. Giornata convulsa anche al ministero degli esteri di Israele che per tutta la giornata è stato impegnato in una schermaglia con i governi di Spagna, Irlanda e Norvegia in seguito al loro riconoscimento della Palestina ritenuto "un premio al terrorismo di Hamas".

Intanto Israele è riuscito a circoscrivere la crisi creatasi con l’Egitto dopo l’uccisione a Rafah, in un conflitto a fuoco con l’esercito israeliano, di un soldato egiziano. Ieri Israele è ricorso di nuovo ai buoni uffici del Cairo per rilanciare trattative con Hamas per lo scambio di prigionieri e per una tregua di lunga durata a Gaza. E ha presentato una proposta di accordo. In questo contesto Hamas ha pubblicato il filmato di un ostaggio e ha promesso nuove informazioni sulla sorte degli altri.

Acque agitate anche nella politica interna, mentre si avvicina la scadenza dell’8 giugno entro la quale il centrista Benny Gantz si è detto pronto a lasciare il governo se Netanyahunon presenterà un piano per la futura gestione di Gaza che coinvolga anche Usa, Egitto e Paesi moderati del Golfo. Un altro leader centrista, Yair Lapid, cerca alleanze alla Knesset per concordare elezioni anticipate.