Domenica 21 Luglio 2024
GIOVANNI ROSSI
Esteri

Francia, lo scenario si complica. Le Pen senza maggioranza assoluta. Macron: niente alleanze con la sinistra

A poche ore dal voto i sondaggi non danno la certezza di un esecutivo a guida Rassemblement National. Il primo ministro Attal insiste: "Non faremo coalizioni con la France Insoumise di Mélenchon".

Francia, lo scenario si complica. Le Pen senza maggioranza assoluta. Macron: niente alleanze con la sinistra

Francia, lo scenario si complica. Le Pen senza maggioranza assoluta. Macron: niente alleanze con la sinistra

C’è grande e circospetta attesa tra le figure di spicco della Repubblica francese: banchieri e dirigenti dal profilo internazionale, ex commissari europei, alti funzionari pubblici usciti dall’Ena o professori emeriti transitati dalle cattedre di Sciences Po. Se la diga repubblicana costruita con la desistenza reggesse l’urto del Rassemblement national ai ballottaggi, e il duo Jordan Bardella-Marine Le Pen non avesse i numeri per formare un governo (neppure con aiuti esterni), la Francia si troverebbe di fronte a uno scenario ’italiano’: l’esigenza di formare un esecutivo tecnico con una personalità di valore indiscutibile.

Al presidente della Repubblica Emmanuel Macron servirebbe un Mario Draghi. Un profilo di quello stampo da nominare al più presto. Christine Lagarde, presidente della Bce, opzione numero uno dell’Eliseo prima di scegliere Attal, sembra intenzionata a resistere alle avances. Altri profili sul tavolo sono gli ex commissari Ue Pierre Moscovici (ora alla Corte dei Conti) o Michel Barnier (già capo negoziatore di Bruxelles per la Brexit), o ancora l’ex primo ministro (e consigliere di Stato) Édouard Philippe, oggi sindaco di Le Havre, tagliato su misura per una coalizione di moderati. Nell’ipotesi più stringata, potrebbe nascere anche un governo di minoranza che duri almeno un anno, prima di un nuovo scioglimento dell’Assemblea.

Perché la dichiarazione di ieri di Gabriel Attal, attuale primo ministro e figura apicale di Ensemble di concerto con Macron, azzera ogni ipotesi di governo "inclusivo" che vada dai liberali a tutta la gauche. Testuale di Attal: "Accordo di desistenza non significa che ci sarà la coalizione, non faremo nessun governo con la France Insoumise". Dichiarazione che di fatto conferma la precedente esternazione di Jean-Luc Mélenchon, l’ala sinistra del Nfp, alla vigilia del primo turno: "Ci sono solo due progetti sul tavolo: il Rassemblement national e il Nouveau front populaire. Non l’unità nazionale". Rilancia Attal: "Né Nfp né i nostri candidati sono in grado di formare una maggioranza assoluta. Al termine del ballottaggio, o governo di estrema destra o potere al Parlamento. Io mi batto per questo secondo scenario". E gli ultimi sondaggi post desistenza già squadernano il possibile coup de théâtre. Il Rassemblement national ora è quotato fra 190 e 220 seggi, lontanissimo dai 289 necessari. Il Nouveau front populaire (socialisti, comunisti, verdi e France Insoumise) otterrebbe tra 159 e 183 seggi; e 50 scranni (non disprezzabili, vista la scissione dell’ex leader Eric Ciotti pro Rn) andrebbero ai Républicains. Naturalmente, sempre che la gente torni a votare. Il che vale per tutti.

Le Pen e Bardella annusano l’aria improvvisamente meno profumata e protestano vibratamente. "Édouard Philippe invita a votare comunista. Jean-Luc Mélenchon invita a votare Gérald Darmanin. E Christian Estrosi annuncia che alla guida del gruppo maggioritario, all’Assemblea, farò un colpo di Stato: la classe politica dà di sé stessa un’immagine sempre più grottesca", denuncia Le Pen. A Bardella tocca invece disinnescare le polemiche per la scoperta fatta sui media di candidati paranazisti o antisemiti: "Quando ci sono mele marce – e forse ce ne sono – la mia mano non trema. Ho voluto ritirare la candidatura di persone di cui ignoravo azioni o dichiarazioni". Poi l’attacco alla stampa: "Ci sono giornalisti il cui compito è indagare tutto il giorno sui candidati, i sostituti, la nonna, il fornaio, la prozia". Un sintomo di nervosismo.

Anche a Mosca, dove tifano smaccatamente Le Pen, temono che l’avanzata del Rassemblement national si arresti all’ultima curva. Il ministero degli Esteri russo getta la maschera così: "Il popolo francese sta cercando una politica estera sovrana che serva i propri interessi nazionali e una rottura coi dettami di Washington e Bruxelles". I dirigenti francesi "non saranno in grado di ignorare questi profondi cambiamenti negli atteggiamenti della stragrande maggioranza dei cittadini". Chissà se a rispondere al Cremlino sarà Macron. Oppure un tecnico.