Francia, chiesti 15 anni per il ‘Barbablu delle modelle’. Mapaga si difende: “Si divertivano, c’era consenso”

Il 43enne, ex agente di moda, avrebbe reclutato le sue vittime promettendo fama e denaro. Ad accusarlo sono 15 ragazze

Aula tribunale d'Assise a Parigi
Aula tribunale d'Assise a Parigi

Parigi, 22 dicembre 2023 – Avrebbe reclutato ragazze promettendo carriere di successo nella moda, allontanandole quindi dalle loro famiglie per poi abusarne. Con queste accuse Johann Mapaga, quello che viene già ribattezzato il ‘Barbablu delle modelle’, è finito nel mirino della procura di Parigi che per lui chiede ora 15 anni di carcere. Il 43enne ex agente di moda, di origine gabonese, viene considerato una delle figure più note nell’ambiente in Francia.

Secondo gli inquirenti, il modus operandi era quasi sempre lo stesso: avvicinava le ragazze (anche minorenni) in un luogo pubblico o per strada, con la proposta di un futuro da modelle, fama e denaro. Mapaga assicurava che si sarebbe occupato lui stesso della loro formazione. Nel frattempo, le giovani perdevano man mano il contatto con le loro famiglie, restavano isolate e finivano soggiogate emotivamente dall’uomo. A quel punto iniziavano gli abusi in un contesto prima di umiliazioni e molestie morali che, in diversi casi, sarebbero sfociate in aggressioni sessuali.

Le violenze e le scelte della procura parigina

Mapaga ha già passato 4 anni in carcere, in detenzione preventiva, dopo che il caso era emerso nel gennaio 2016 a seguito della denuncia di sei ragazze. Sembrerebbe che i soprusi siano avvenuti nell’arco temporale dal 2009 al 2014.

A oggi l’ex agente di moda è accusato di violenza sessuale da 15 ragazze. Pur non essendoci testimoni diretti dell’accaduto, il procuratore generale sostiene che ci sono prove sufficienti per dimostrare la colpevolezza di Mapaga. E non usa mezzi termini nel ricordare gli abusi inflitti, fra cui la sodomia.

Nel corso dell'udienza, l'imputato non ha negato di aver avuto rapporti sessuali con le parti civili ma si è difeso da ogni "coercizione" nei loro confronti: "Si stavano divertendo, quindi c'era consenso", ha detto. Ma per la procura non ci sono dubbi: “Ha messo delle ragazze giovani e vulnerabili in situazioni terribili, cui non avevano assolutamente acconsentito”. Per l'accusa ci sono anche circostanze aggravanti relative all’abuso di potere: i fatti sono stati commessi "da una persona che ha abusato dell'autorità conferitagli dalla sua funzione".