Libia, Haftar fa chiudere i porti petroliferi. Onu: "Conseguenze devastanti"

La mossa del generale alla vigilia della conferenza di pace. A Berlino si lavora a un accordo per un nuovo governo. Erdogan ammonisce: "Se cade Sarraj, terreno fertile per terrorismo"

Libia, Khalifa Haftar (foto Ansa)
Libia, Khalifa Haftar (foto Ansa)

Berlino, 18 gennaio 2020 - La Compagnia petrolifera nazionale libica (Noc) ha dichiarato lo stato di "forza maggiore" nei terminal petroliferi del golfo della Sirte che di fatto significa la chiusura dei porti. Lo riporta un post sulla pagina Facebook della Noc dove si precisa che il Comando generale di Khalifa Haftar e le Guardie degli impianti petroliferi hanno dato istruzioni per "fermare le esportazioni di petrolio" da cinque scali tra cui Sidra e Ras Lanuf. L'annuncio arriva alla vigilia della conferenza di pace di Berlino che riunirà i rappresentanti delle due forze libiche in guerra insieme ai leader internazionali. Un atto di pressione se non di minaccia. Al Haliq Al Zawi - leader della tribù Zouaiya dell'Est libico - ha spiegato: "Il movimento mira a prosciugare le fonti di finanziamento del terrorismo bloccando le entrate petrolifere, e a chiedere il ritorno della sede della compagnia petrolifera nazionale a Bengasi". Il capo tribale ha dichiarato che sono già stati chiusi il giacimento di Al Sarir e bloccato il porto petrolifero di Zueitina, e "domani assisteremo alla sospensione delle attività in tutti i giacimenti petroliferi e quindi alla sospensione di tutti i terminal nella parte est del paese". 

Stop export petrolio, allarme Onu

Il presidente della Noc - compagnia petrolifera statale libica - Moustafa Sanalla ha risposto che il settore del petrolio e del gas è "vitale" per l'economia libica, in quanto "unica fonte di reddito per il popolo libico". Il petrolio e gli impianti petroliferi appartengono al popolo libico. Non sono carte da giocare per risolvere questioni politiche", ha aggiunto. "La chiusura delle esportazioni e della produzione di petrolio avrà conseguenze di vasta portata e prevedibili". Anche l'Onu "esprime profonda preoccupazione per gli attuali sforzi per interrompere o compromettere la produzione di petrolio in Libia. Questa mossa avrebbe conseguenze devastanti prima di tutto per il popolo libico che dipende dal libero flusso di petrolio per il suo benessere. Avrà anche terribili effetti a catena per la già deteriorata situazione economica e finanziaria del Paese".

Haftar e Sarraj a Berlino. Verso nuovo governo libico

Intanto emergono le indiscrezioni sulla linea che sarà tenuta domani al vertice di Berlino, al quale - conferma il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas - partecipareanno sia Sarraj che Haftar (non è chiaro se siederanno contemporaneamente al tavolo). Secondo Al Arabiya la bozza di accordo includerebbe la formazione di un nuovo consiglio presidenziale libico e di un nuovo governo, con un comitato neutrale per preparare una nuova costituzione. L'emittente araba parla anche di un'intesa per frenare le ingerenze turche. L'agenzia russa Tass riferisce del progetto di "un governo libico unico, unitario, inclusivo e efficace". 

La vigilia della conferenza però è tutt'altro che serena. E non solo per la chiusura dei porti petroliferi. Fonti del governo di Tripoli denunciano infatti una violazione del cessate il fuoco da parte di Haftar. L'aviazione del generale ha "bombardato Abugrein senza perdite di vite umane", si legge sulla pagina Facebook dell'operazione 'Vulcano di collera' delle forze di Sarraj. Abugrein è una località nel territorio di Misurata, circa cento chilometri a sud-est della città bastione delle forze che appoggiano il premier. 

Erdogan: "Se cade Sarraj rischio terrorismo"

In questo scenario teso, con l'Europa che vuole limitare l'azione di Ankara,  Rece Tayyip Erdogan è tornato a parlare della Libia. Il presidente turco mette in guardia la comunità internazionale: "Se dovesse cadere il 'governo legittimo' di Tripoli guidato da Fayez al Sarraj" ha detto, ci sarebbe il rischio di "creare terreno fertile per il terrorismo", con nuovi problemi e minacce per l'Europa. 

Erdogan ha inoltre definito un "errore storico" lasciare il Paese in mano a Khalifa Haftar. "Forniremo addestramento alle truppe libiche contro il terrorismo, il traffico di migranti e contro le minacce alla sicurezza internazionale. "In Libia abbiamo da parte un governo legittimo, rinconosciuto dalle nazioni Unite (Fayez al Serraj ndr) e dall'altra un signore della guerra (Haftar) che riceve armi da Egitto, Arabia Saudita, Emirati e altri Paesi poco democratici", ha scritto il presidente turco per poi parlare del ruolo dell'Europa.