La Corea del Nord e il satellite-spia sull’Occidente. “Abbiamo anche foto di Roma”

Kim Jong-Un ha annunciato l’inizio della missione satellitare di “ricognizione”. Violato l’accordo militare con Seul e le risoluzioni Onu. Il Sud: “Pyongyang riarma il confine”

Una foto diffusa dall'agenzia di stato norcoreana mostrerebbe il centro di controllo all'interno del Diretterato di tecnologia aerospaziale al momento del lancio del satellite (Ansa)
Una foto diffusa dall'agenzia di stato norcoreana mostrerebbe il centro di controllo all'interno del Diretterato di tecnologia aerospaziale al momento del lancio del satellite (Ansa)

Roma, 28 novembre 2023 – “Anche noi possiamo guardarvi”. Sembra questo il messaggio lanciato all’Occidente da Kim Jong Un, annunciando la missione del satellite da ricognizione Malligyong-1. L’occhio di Pyongyang avrebbe già fotografato il 25 novembre scorso Casa Bianca, Pentagono ma anche Roma. A riferirlo è l’agenzia statale del regime nordcoreano, la Kcna. 

Tra le immagini raccolte durante i "preparativi per l'operazione del satellite da ricognizione 'Malligyong-1', prima dell'inizio della sua missione ufficiale”, anche quelle della base aerea militare statunitense Anderson a Guam, nel Pacifico; della stazione navale Norfolk e del cantiere navale di Newport News in Virginia, in cui il satellite spia ha rilevato 

“quattro portaerei nucleari della Marina americana e una portaerei britannica”. 

Alta tensione con Seul

La notizia del lancio del satellite, una settimana fa, aveva suscitato la reazione dell’Onu: l’attività di Pyongyang viola infatti le risoluzioni del consiglio di sicurezza per la tenere bassa la tensione nell’area. Tensione che di fatto è già salita. Seul ha infatti deciso una sospensione parziale dell’accordo militare del 2018, che il Nord con la sua attività di ricognizione satellitare avrebbe già violato. A sua volta Pyongyang ha fatto sapere che non rispetterà più l’intesa. 

Secondo il Sud, la Corea del Nord “ha iniziato a ricostruire posti di guardia e a posizionare armi pesanti lungo il confine”, scrive il Guardian. In particolare intenderebbe “riparare posti di guardia mimetizzati che il regime aveva distrutto come parte dell’accordo militare globale nel 2018” che aveva come scopo quello di “ridurre il rischio di uno scontro lungo la zona demilitarizzata pesantemente armata”.