Venerdì 12 Aprile 2024

Tensioni tra Cina e India, il tunnel di Sela alza lo scontro sui confini

La galleria, situata a 3.900 metri di altitudine, è stata inaugurata a inizio mese da Modi. Ma Pechino protesta: “Il nostro esercito pronto a difendere l’integrità territoriale”

Il tunnel di Sela si trova al confine tra India e Cina (Afp)

A general view of the Sela tunnel is pictured that is under construction near Sela Pass, which will lead to Tawang near the Line of Actual Control (LAC), neighbouring China, in India's Arunachal Pradesh state on October 21, 2021. (Photo by Money SHARMA / AFP)

New Dehli, 22 marzo 2024 – Nuove tensioni tra India e Cina. Il punto d’attrito riguarda il tunnel di Sela. La galleria, inaugurata dal primo ministro indiano, Narendra Modi, all’inizio di marzo, rappresenta un’opera di alta ingegneria. Scavato nelle pareti dell’Himalaya a un’altitudine di circa 3.900 metri, costituisce un grande vantaggio militare per le truppe indiane, dando loro la possibilità di presidiare al meglio il confine e spostarsi in maniera più agevole. Il progetto ha ovviamente catturato l’attenzione di Pechino, sempre molto vigile sugli sviluppi geopolitici con l’India, la cui lunga disputa con New Delhi ha portato le due potenze nucleari a scontrarsi spesso negli anni. L’ultimo precedente risale al 2020, quando alcuni scontri tra i due eserciti hanno causato la morte di 20 soldati indiani e 4 cinesi ad Aksai Chin-Ladakh, nella zona occidentale della frontiera. La Cina rivendica, inoltre, lo stato dell’Arunachal Pradesh, dove è stato costruito il tunnel e che si trova in territorio indiano da ormai molto tempo.

Secondo quanto riporta la Cnn, negli ultimi giorni gli alti funzionari cinesi hanno criticato il progetto, chiedendo all’India “di cessare qualsiasi azione che possa complicare la questione dei confini. L'esercito cinese rimane altamente vigile e difenderà risolutamente la sovranità nazionale e l'integrità territoriale", ha detto la settimana scorsa un portavoce del Ministero della Difesa, riferendosi all’Arunachal Pradesh con il nome di ‘Zangnan’ o Tibet meridionale.

Il premier Modi ha rispedito al mittente le accuse della Cina, considerate “assurde”, e ribadendo che l’area “è e sarà sempre parte inalienabile dello stato indiano”. Anche gli Stati Uniti sono intervenuti nella questione: il Dipartimento di Stato ha ribadito l’appoggio al governo Modi e ha riconosciuto la sovranità dell’India sulla zona. Gli Usa hanno condannato "qualsiasi tentativo unilaterale di avanzare rivendicazioni territoriali mediante incursioni o sconfinamenti". La risposta di Pechino non si è fatta attendere, condannando l’intervento degli Stati Uniti e accusando Washington di “non risparmiare alcuno sforzo per provocare e trarre vantaggio dai conflitti di altri Paesi per coltivare i propri interessi geopolitici egoistici”. 

Lo scontro tra le due potenze asiatiche arriva a poca distanza dalle elezioni nazionali indiane, che vedono il partito di Modi ampiamente favorito sugli avversari. Le politiche proposte dal governo in carica hanno di fatto rafforzato il sentimento nazionalista in India. Pechino e New Dehli si sono però impegnate nel raffreddare le tensioni tra i due Paesi, soprattutto alla luce del violento scontro del 2020.