Cina in campo per mediare. Test da leader

Marta Ottaviani La complessa situazione internazionale inizia a infastidire anche Pechino, che adesso vuole metterci la faccia e assumere un ruolo attivo....

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Ottaviani

La complessa situazione internazionale inizia a infastidire anche Pechino, che adesso vuole metterci la faccia e assumere un ruolo attivo. La Cina ha annunciato di essere pronta a mediare fra il Pakistan e l’Iran, prima che la situazione degeneri ulteriormente, facendo precipitare la regione a un punto di non ritorno. Aspirazione da leader globale, verrebbe da dire come prima riflessione. Ma una riflessione ulteriore ci porta ad affermare che Pechino si è messa in movimento perché ne ha bisogno. Se le sorti mondiali, in questo 2024, sembrano più ondivaghe e preoccupanti che mai, per la Repubblica Popolare Cinese le cose non andranno molto meglio. L’economia sta rallentando, insieme con la spinta demografica. La guerra in Ucraina, dalla quale il Dragone si è tagliato ufficialmente fuori, va avanti da due anni con sorti incerte e, come tutti, anche Pechino sta pagando le ricadute geopolitiche, a partire da una tensione con gli Stati Uniti per il controllo dell’ordine globale che potrebbe inasprirsi nei prossimi mesi e porre la l’Indo-Pacifico al centro delle tensioni internazionali. Le elezioni di Taiwan hanno riconfermato alla guida un esponente filoccidentale.

A rompere le uova nel paniere di Pechino, mancavano solo le tensioni estese in Medio Oriente, con le merci provenienti dal fu Celeste Impero che vedono rallentato il loro percorso verso i mercati Occidentali. Ma, soprattutto, lo scontro fra Iran e Pakistan coinvolge la regione del Belucistan, che si estende fra questi due Paesi e l’Afghanistan, sulla quale i cinesi hanno investito molto, sia nella costruzione di infrastrutture nello sbocco sul Mare Arabico, sia soprattutto nel controllo delle risorse minerarie e di un gasdotto particolarmente strategico. Per Pechino sembra finito il tempo in cui poteva stare alla finestra. È arrivato il momento di sporcarsi le mani e misurarsi con l’altra superpotenza non solo per la capacità economica.