Martedì 28 Maggio 2024

Brittney Griner, la stella del basket Usa racconta i 10 mesi di prigionia in Russia: “Pregavo e speravo di tornare a casa”

La giornalista del New York Times, Jenna Wortham, ha intervistato la cestista americana in occasione dell’uscita del suo libro “Coming Home”

Brittney Griner durante la prigionia in Russia

Brittney Griner durante la prigionia in Russia

New York, 2 maggio 2024 – “La mia vita era diventata un continuo spazzare, pulire e pregare, sperando in qualche modo di tornare a casa”. Con queste parole Brittney Griner descrive alla giornalista del New York Times Jenna Wortham i suoi dieci mesi di prigionia in Russia.

La cestista statunitense, in forza ai Phoenix Mercury, è stata intervista dalla Wotham in occasione dell’uscita del libro “Coming Home,” che la Griner ha scritto con Michelle Burford. Nell’intervista Brittney ha ripercorso l’intera vicenda che l’ha vista, da stella del basket femminile, finire a cucire uniformi e spalare neve in un campo per lavori forzati in Russia.

Tutto ha avuto inizio il 15 febbraio del 2022 quando Griner, che all’epoca giocava per la squadra di Ekatinburg, fu fermata in aeroporto per alcuni controlli: la situazione precipitò quando i poliziotti le trovarono addosso, e nella borsa, della cannabis per uso terapeutico che in Russia è completamente illegale. Da quel momento cominciò un vero e proprio incubo.

L’americana fu portata in un carcere di Mosca e messa in una cella “puzzolente, con un buco macchiato di feci che fungeva da bagno”. Il letto era troppo piccolo per il suo corpo e non c’era nulla per lavarsi. Come cibo le guardie le portarono un porridge di pesce che le fece male allo stomaco.

Nei giorni seguenti la sua posizione peggiorò: il 24 febbraio 2022 la Russia invase l’Ucraina e l’atleta statunitense divenne una pedina nello scontro geopolitico fra Usa e Russia.

In seguito le autorità trasferirono la prigioniera in un centro di detenzione femminile e la situazione si fece sempre più dura. Griner è sposata con una donna, la sua amata Cherelle, ma in Russia l’omosessualità è considerata una malattia mentale oltre che essere un reato. La sportiva era continuamente soggetta a valutazioni psichiatriche e messa sotto pressione affinché ammettesse la sua colpevolezza.

Nel carcere, però, Brittney stabilì anche un legame che fu di grande importanza: l’amicizia con Alena. Alena, una ex giocatrice di pallavolo, parlava inglese e traduceva tutto all’americana. Fu lei a spiegarle che nella prigione herpes e Hiv erano molto diffusi e che avrebbe dovuto evitare le visite mediche. Per combattere lo stress e la paura Brittney iniziò a fumare, arrivando a consumare un pacchetto di sigarette al giorno, a mangiare cibi poco salutari, come i noodles che però erano l’unica alternativa al porridge di pesce, e a trovare conforto nella Bibbia.

Il 1 luglio 2022 ebbe inizio il processo e la storia dell’americana divenne nota a livello globale. Immediatamente politici, personaggi famosi e campioni del basket presero le sue difese sui social e in breve il governo americano fu costretto a interessarsi della vicenda e a mettersi in moto. Il 4 agosto arrivò la sentenza che chiuse un processo decisamente irregolare: il suo avvocato non potè partecipare alle fasi iniziali e l’ammontare del carico di marijuana fu aumentato per poter far lievitare la pena da infliggerle. La Griner fu condannata a nove anni di prigionia da scontare in una colonia penale dove fu trasferita nel novembre del 2022.

Brittney cercò di accettare la situazione e di adattarsi alla dura vita della colonia penale: “Ora sono qui, sono una prigioniera. Talvolta andavo volontariamente a spalare la neve perché la fatica fisica mi ricordava gli allenamenti e mi distraeva”.

La reclusione nella colonia penale durò fino al 2 dicembre 2022, quando la sportiva fu trasferita in una altra prigione. Qui le fu annunciato che sarebbe stata liberata la mattina dopo. Prima della sua partenza le guardie la sottoposero a quella che lei definì “una ultima umiliazione e una dimostrazione di forza”: fu costretta a spogliarsi e fotografata in ogni angolo del suo corpo. Subito dopo fu caricata su un aereo che, dopo svariate ore di viaggio, atterrò ad Abu Dhabi.

Il governo americano aveva trattato e ottenuto uno scambio: la cestista dei Phoenix Mercury in cambio del trafficante d’armi Viktor But, noto come “il mercante di morte”, l’uomo che ha ispirato il noto film di Nicholas Cage e che era stato arrestato anni prima in Thailandia. L’incubo era finito: Griner tornò a casa. Il ritorno alla normalità, però, non fu facile: la sua scorsa stagione fu costellata da infortuni e insicurezze. Solo di recente, ha dichiarato lei stessa, “ho ripreso a muovermi come la vecchia me”.