Venerdì 21 Giugno 2024

Caso Assange: l’Alta Corte britannica concede un nuovo appello contro l’estradizione negli Usa

Il giornalista australiano è accusato di aver rivelato materiale top secret sui crimini di guerra dell’esercito americano in Iraq e Afghanistan. Rischio maxi condanna

Un manifesto con il volto di Julian Assange

Un manifesto con il volto di Julian Assange

Londra, 20 maggio 2024 – L’Alta Corte di Londra ha concesso un ulteriore appello Julian Assange contro l’estradizione negli Usa. Riconosciute come non infondate le argomentazioni della difesa del giornalista sul timore di un processo non giusto oltre oceano. Il cofondatore di Wikileaks rischia una condanna a 175 anni per aver diffuso documenti top secret del Pentagono e del Dipartimento di Stato riguardanti i crimini di guerra commessi dall’esercito americano durante le campagne militari in Iraq e Afghanistan.

I giudici britannici hanno aperto uno spiraglio, lo scorso 26 marzo, nella battaglia per la libertà del giornalista australiano, rovesciando il “no” opposto in prima istanza all'ammissibilità di un estremo appello da parte della difesa di Assange. Oggi l’Alta Corte britannica deve decidere se considerare sufficienti le rassicurazioni provenienti da Washington, secondo cui il giornalista non verrà condannato a morte e potrà appellarsi al Primo Emendamento della Costituzione americana sulla libertà di espressione. Intanto la difesa ha definito “inadeguate” le garanzie provenienti dagli Usa. I sostenitori della causa di Assange non si sentono minimamente rassicurati dalla situazione. Kristinn Hrafnsson, il giornalista d'inchiesta a capo di Wikileaks, ha affermato che le autorità statunitensi si sono limitate a dichiarare che l’attivista potrà “chiedere” di appellarsi al primo Emendamento, ma spetterà a una Corte Usa la decisione di concederlo o meno. 

Assange non ha presenziato all’udienza per motivi di salute, lo ha comunicato il suo avvocato Edward Fitzgerald, dopo che la scorsa settimana la moglie, Stella Morris, aveva aperto alla partecipazione del giornalista. Le sue condizioni sempre più precarie sono dovute alla detenzione nel carcere londinese di massima sicurezza di Belmarsh, oltre al periodo da rifugiato politico in un’angusta stanza dell’ambasciata dell’Ecuador nella capitale inglese.