Mercoledì 17 Aprile 2024

Lo scrittore israeliano: "Il Paese è esasperato, solo una fronda interna farà cadere Netanyahu"

Assaf Gavron sulla situazione a Tel Aviv: nei prossimi mesi saremo al punto critico. "Il premier continuerà l’invasione a Gaza per evitare il voto, sa che perderebbe. La soluzione dei due Stati? Prima Biden smetta di finanziare la nostra difesa"

Roma, 3 aprile 2024 – “Non possiamo più vivere così, con la presunzione di controllare milioni di palestinesi, ignorandone le aspirazioni, senza dare loro uno Stato, un futuro decente. Questo approccio è marcio, non funziona. Serve un cambio di percezione. Riconoscere che c’è un problema palestinese e che dobbiamo provare a risolverlo. Se a guerra finita avessimo il coraggio di parlare con i palestinesi per ragionare di uno Stato palestinese, ci sarebbero attacchi terroristici, perché gli estremisti non ce lo perdonerebbero, ma questa sarebbe la sola, la unica speranza di avere una pacifica convivenza nella nostra terra". Così lo scrittore israeliano Assaf Gavron, traduttore in ebraico di Philip Roth, Jonathan Safran Foer e altri autori di lingua inglese.

Una manifestante in piazza contro il governo di Netanyahu
Una manifestante in piazza contro il governo di Netanyahu

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Le grandi manifestazioni a Gerusalemme degli ultimi giorni sono il segno che qualcosa è cambiato nell’opinione pubblica israeliana e che Netanyahu potrebbe essere costretto alle dimissioni per andare a nuove elezioni?

"È solo un altro passo in un processo che sarà lungo. Prima della guerra la maggior parte della popolazione era contro il suo governo, ma la strage del 7 ottobre e poi il conflitto hanno ricompattato gli israeliani attorno a lui. Ma mano a mano che la guerra è continuata e che è parsa evidente la mancanza di prospettive della sua azione a Gaza e del ritorno a casa degli ostaggi, sempre più persone sono contro il governo, credo che presto raggiungeremo i numeri visti contro la tentata riforma della giustizia. E nei prossimi mesi si raggiungerà il punto critico".

Netanyahu ha però chiarito che lui non ha nessuna intenzione di andarsene e che le elezioni “sarebbero un favore ad Hamas”.

"Netanyahyu non cambierà mai linea e farà tutto quello che può per restare al potere. Il solo modo di farlo dimettere è una operazione politica all’interno della maggioranza che lo sorregge. E questo è quello che penso alla fine accadrà quando le proteste raggiungeranno un volume critico. Mi lasci però anche dire che è sbagliato affermare che la caduta del suo governo e le elezioni sono quello che Hamas vorrebbe, perché un nuovo governo israeliano sarebbe più efficace contro Hamas, che invece vuole il confronto duro con un governo rigido come quello di Netanyahu ed è per questo che ha fatto la strage del 7 ottobre, per innescare una invasione di Gaza che allontanasse il più possibile ogni prospettiva di pace".

Crede che Netanyahu tenterà di allargare il conflitto anche contro Hezbollah o l’Iran?

"Non credo, non ne ha le forze. Manterrà alta la tensione con attacchi in Libano e Siria ma il suo gioco è semplice: continuare la guerra a Gaza così che nessuno abbia l’idea di andare ad elezioni, che sa che perderebbe".

Se però in alcuni mesi ci fossero elezioni e un nuovo governo, cosa farebbe questo nuovo esecutivo rispetto alla questione palestinese?

"Farebbe finire la guerra a Gaza, e questo è già tanto. Ma non so se avrebbe il coraggio e la forza di fare quello che sarebbe giusto cioè avviare un dialogo con i palestinesi, sotto l’ombrello degli Stati Uniti, dei Paesi arabi moderati e dell’Ue per discutere della soluzione a due Stati e la ricostruzione di Gaza".

Perché l’opinione pubblica israeliana e quella palestinese non sono favorevoli oggi alla soluzione dei due Stati?

"Perché la gente ha paura. La gente vuole la pace, ma ha paura. Sente che non si può fidare della controparte. Per questo accetta soluzioni semplici e massimaliste. Serve la pressione e la determinazione del mondo per imporre una soluzione di convivenza. I palestinesi non sono a maggioranza con Hamas. E così gli israeliani, non sono tutti seguaci di Netanyahu. Ma dalla comunità internazionale servono azioni coraggiose".

Tipo?

"Aiuterebbe se Biden, oltre alle parole dure che ha detto e all’astensione al Consiglio di sicurezza, passasse ai fatti tagliando gli aiuti militari ed economici. Dopo le parole, seppur giuste, serve agire sui soldi. Non credo che accadrà domani, ma chissà, forse qualcosa cambierà se Netanyahu continuerà la guerra".