Ancora razzi dal Libano. Raid e missili israeliani. Blinken vola da Erdogan: "Evitare l’escalation"

Missione del segretario di Stato Usa per scongiurare l’allargamento del conflitto. Bruxelles promuove un’iniziativa araba-europea. Ma Tel Aviv alza il muro. S’intensifica lo scontro fra Hezbollah ed Israele: tregua sempre più lontana.

Ancora razzi dal Libano. Raid e missili israeliani. Blinken vola da Erdogan: "Evitare l’escalation"

Ancora razzi dal Libano. Raid e missili israeliani. Blinken vola da Erdogan: "Evitare l’escalation"

Farruggia

ROMA

Guerra come sempre, con un innalzarsi degli scontri al confine libanese. Ma anche un rinnovato sforzo diplomatico da parte di Stati Uniti ed Ue per arrivare ad un approccio che porti in primis a bloccare l’allargamento del conflitto, poi a una tregua e infine ponga le condizioni per la creazione di due Stati, soluzione che però Israele non vuole, al pari di Hamas, e che allo stato è nulla più che una pia, remota speranza.

La giornata di ieri è iniziata con salve di missili e razzi di Hezbollah sul nord di Israele, ai quali ha fatto segno la tradizionale immediata rappresaglia degli aerei con la stella di David, e dell’artiglieria di IDF su postazioni della milizia sciita. Come aveva promesso il loro leader Narsrallah, Hezbollah ha avviato quella che ha chiamato ’parte della risposta iniziale’ all’uccisione da parte degli israeliani, a Beirut, del numero due di Hamas. Una risposta che però non diverge di molto dalle operazione condotte dalla milizia nell’ultimo mese.

"Alle 8.15 – ha anunciato Hezbollah – la resistenza islamica ha preso di mira la base militare di osservazione radar e controllo aereo di Mount Meron con 62 missili, come parte della risposta iniziale all’assassinio del grande leader Sheikh Saleh al-Arouri". Per risposta aerei israeliani hanno attaccato nelle aree di Aita al-Shàab, Yaron e Ramya distruggendo il sito dal quale sono stati lanciati i missili verso la base di Mount Meron, ma anche verso Metula e aree vicine, e una batteria di missili antiaerei, oltre a un centro di comando e controllo. Nel pomeriggo Hezbollah ha lanciato altri 7 missili e lo stesso ha fatto, con otto razzi, il gruppo sunnita Jamaa Islamiya, costola libanese dei Fratelli Musulmani e alleato di Hamas. Dei 77 razzi lanciati ieri dal libano una quarantina sono giunti al suolo, ma senza fare danni.

A Gaza intanto prosegue senza soste la metodica offensiva israeliana e il conto delle vittime ha raggiunto, secondo il ministero della Salute controllato da Hamas i 22.722 morti (122 nei quali nelle ultime 24 ore) e i 58.166 feriti. Le Forze di difesa israeliane e lo Shin Bet hanno annunciato che il comandante del battaglione Nuseirat di Hamas, Ismail Siraj, e il suo vice, Ahmed Wahaba, sono stati uccisi in un attacco aereo nella Striscia di Gaza. ll battaglione Nuseirat è responsabile del massacro nel Kibbutz Bèeri e in altre comunità di confine del 7 ottobre.

Ieri il segretario di Stato americano Blinken, che domani sarà in Israele, ha incontrato il presidente Erdogan in Turchia e il premier greco Mitsotakis in Grecia. "Vogliamo evitare – ha detto – che si allarghi il conflitto e stiamo facendo in modo che non ci sia un’escalation tra Israele e il Libano, garantendo agli israeliani la sicurezza nel nord del loro Paese". Nel suo incontro col presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Istanbul, Blinken ha "sottolineato la necessità di prevenire la diffusione del conflitto, assicurare il rilascio degli ostaggi, espandere l’assistenza umanitaria, ridurre le vittime civili e lavorare verso una pace regionale più ampia e duratura che garantisca la sicurezza di Israele e favorisca l’istituzione di uno Stato palestinese". Da parte turca la pressante richiesta di una tregua. E negli incontri si è parlato anche dell’ingresso della Svezia nella Nato. Per garantire il si del Parlamento turco gli Stati Uniti sono orientati a dare parere favorevole ala vendita di 40 jet F16 e una serie di armamenti per la marina alla Turchia, bloccati da due anni.

Sforzi per la trattativa vengono fatti anche dall’UE. Parlando a Beirut, l’Alto rappresentante per la politica estera UE, Joseph Borrell, ha detto che "è imperativo evitare un’escalation regionale in Medio Oriente". Borrell ha anche anunciato di voler "avviare un’iniziativa arabo-europea per rilanciare un processo di pace, con l’obiettivo finale di una soluzione a due Stati". Ma convincere Israele, che su questo non ascolta neppure Washington, sembra essere allo stato praticamente impossibile.