Sabato 15 Giugno 2024
ANTONIO DEL PRETE
Esteri

Antisemitismo in Europa. Sinagoga a fuoco, spari all’ambasciata: "Gaza pretesto per armare l’odio"

Ucciso dalla polizia francese il 29enne algerino che ha appiccato un incendio nel luogo di culto di Rouen. Arresti a Stoccolma vicino alla sede diplomatica israeliana. Lo storico Calimani: clima preoccupante.

Allarme antisemitismo in Europa. Sinagoga a fuoco, spari all’ambasciata: "Gaza pretesto per armare l’odio"

Allarme antisemitismo in Europa. Sinagoga a fuoco, spari all’ambasciata: "Gaza pretesto per armare l’odio"

La tragedia di Gaza non è solo il motore di un pacifismo genuino, ma anche il pretesto per alimentare l’odio antisemita, l’inchiostro con cui sono state scritte le pagine più brutte della storia europea. La pensa così Riccardo Calimani, scrittore e storico dell’ebraismo.

Calimani, il tentativo di incendiare la sinagoga di Rouen è solo l’ultimo episodio di antisemitismo in Europa. È uno dei tanti, troppi, gesti isolati, o si inserisce in una tendenza di carattere generale?

"È difficile rispondere. Di certo nel continente il malessere politico e sociale sta crescendo sia per le guerre in corso in Ucraina e Medio Oriente sia per le difficoltà economiche".

L’antisemitismo oggi è un sentimento, un’ideologia politica o entrambe le cose?

"L’accezione di sentimento mi sembra troppo nobile, preferisco definirlo un’aberrazione che colpisce gli ebrei, ma dà la misura dell’odio che caratterizza la nostra società. L’odio di tutti contro tutti, nessuno ne è immune".

A Stoccolma ci sono stati arresti dopo gli spari nei pressi dell’ambasciata israeliana. La guerra di Gaza è un pretesto o il detonatore di un nuovo tipo di antisemitismo?

"Entrambe le cose. Le situazioni di crisi innescano fenomeni politico-terroristici. In questo momento, dominato dall’irrazionalità, servono voci forti e autorevoli. I governi devono impegnarsi a gestire i conflitti".

Quant’è sottile il filo che separa l’opposizione al conflitto nella Striscia dall’antisemitismo?

"È molto sottile. Viviamo in un contesto nel quale si intrecciano strumentalizzazioni di tutti i tipi. Ad esempio, è strumentale confondere il governo Netanyahu con il popolo di Israele, anche perché molti israeliani sono contrari alla politica dell’esecutivo. Allo stesso tempo non tutti i palestinesi si sentono rappresentati da Hamas".

La rivolta filo-palestinese degli studenti negli atenei occidentali è mossa dal pacifismo o dall’antisemitismo?

"Le rispondo così: se lei chiedesse a un cittadino medio quanti ebrei vivono in Italia, ascolterebbe un numero molto superiore rispetto a 22mila, il dato reale. Un numero minimo la cui percezione è gonfiata da certa propaganda".

Dunque il fiume carsico dell’antisemitismo, che in varie fasi della storia europea è tornato in superficie, può inquinare la protesta delle università?

"Sicuramente. Il fatto che nei proclami di queste rivolte manchi la condanna della carneficina immane del 7 ottobre non rivela un animo puro interessato alla pace".

In questo quadro incide anche la presenza sempre più massiccia di musulmani in Europa?

"Senza dubbio è un elemento che può far crescere la tensione, ci sono minoranze che alimentano l’ odio".

Quanto è preoccupante questo clima?

"Molto: i processi distruttivi si sa come cominciano ma non come finiscono".

Qual è lo stato d’animo degli ebrei europei?

"Sono stretti tra l’incudine e il martello. Non sono responsabili di quanto avviene in Medio Oriente, ma ne pagano le conseguenze".