“L’Alaska nel mirino di Putin?”. Cosa c’è dietro il decreto firmato dallo zar

Il presidente russo ha posto la firma su un provvedimento dai contorni poco chiari che punta alla registrazione e protezione delle proprietà di Mosca all'estero: nella lista anche il 49esimo stato Usa

Vladimir Putin

Vladimir Putin

Roma, 22 gennaio 2024 - La Russia in un futuro potrebbe chiedere la restituzione dell'Alaska agli Stati Uniti. Si potrebbe pensare a fantapolitica, ma con Vladimir Putin  sempre più imprevedibile, il dubbio a qualcuno è sorto. Il numero uno del Cremlino infatti ha appena firmato un decreto per avviare con fondi statali la ricerca, la registrazione e la protezione delle proprietà di Mosca all'estero. Nella lista figurano anche i territori passati dai Romanov all'Urss dopo la rivoluzione, tra cui l'Alaska,  però venduta proprio dall'impero degli zar a Washington nel 1867.

A questo punto Newsweek si è domandato: "Putin rivuole l'Alaska?". Lo scopo del provvedimento, che porta la data del 17 gennaio, al momento resta ancora poco chiaro. Anche l'Institute for the Study of War (Isw) evidenzia i contorni poco definiti del provvedimento: "Il Cremlino potrebbe utilizzare la 'protezione' dei territori delle sue proprietà rivendicate in paesi al di là dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale per promuovere meccanismi di soft power negli stati post-sovietici e nei paesi vicini, per perseguire in ultima analisi una destabilizzazione interna".

Oltre a fornire la scusa per ulteriori frizioni con Washington, il decreto in questione potrebbe aiutare Putin in vista delle elezioni presidenziali di marzo assicurandogli i voti di nazionalisti e ultranazionalisti, così da non avere sorprese alle urne dopo i malumori per l’andamento altalenante dell'Operazione speciale in Ucraina. E proprio i blog di estremisti russi, favorevoli alla guerra, vedono nel decreto ulteriori espansioni della Russia. "Suggeriamo di cominciare con l'Alaska" si legge un canale Telegram con oltre 530mila iscritti. Ma non solo l'Alaska, anche la Bessarabia, il Granducato di Finlandia, l'Armenia, l'Azerbaigian, la gran parte dei paesi baltici e buona parte della Polonia.

Non a caso nella lista del provvedimento sui territori russi all'estero cono inclusi anche territori nell'Europa Centrale e Orientale, aree della Scandinavia e settori dell'Asia.