29 gen 2022

Presidente della Repubblica, il Napolitano bis nel 2013

Mattarella ancora al Quirinale è un'eccezione, ma non la prima: il precedente nel 2013, anche allora lo stallo delle forze politiche e il delicato momento, spinsero il capo dello Stato uscente a accettare altri sette anni

Elezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Giorgio Napolitano

Roma, 29 gennaio 2022 - Sergio Mattarella, scelto dal Parlamento in sessione comune, non è il primo presidende della Repubblica ad essere rieletto al Quirinale, infatti nel 2013 il precedente fu quello di Giorgio Napolitano.

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Quella che doveva essere un'eccezione allora, oggi si ripropone, e in entrambi i casi sono dettati dallo stallo delle forze politiche su un nome comune per il nuovo capo dello Stato.

Va anche ricordato che Giorgio Napolitano, rieletto il 20 aprile 2013 con 738 voti al sesto scrutinio, e dopo cinque fumate nere, prestando giuramento tenne un duro discorso al Parlamento: "Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest'aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica". Napolitano sottolineò: "Una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perché senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato: senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza che l'Italia sta vivendo", allora l'Italia viveva una forte crisi economica, oggi invece l'emergenza è la pandemia.

Napolitano poi fu coerente, e dopo poco meno di due, il 14 gennaio 2015, firmò la sua lettera di dimissioni ricordando ciò che aveva detto fin dall'insediamento"resterò fino a quando la situazione me lo farà ritenere necessario e possibile, fino a quando le forze me lo consentiranno, dunque di certo per un tempo non lungo".  

Anche Mattarella in due messaggi alle Camere nell'ultimo anno aveva posto la questione della rielezione come tema che merita un approfondimento di natura costituzionale. In Assemblea costituente, dopo un confronto tra Palmiro Togliatti e Aldo Moro, fu deciso di non introdurre il divieto di rieleggibilità del presidente in carica, prevedendo come bilanciamento l'istituto del 'semestre bianco' (Gli ultimi sei mesi del mandato in cui il al presidente è vietato per legge sciogliere le Camere).

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