24 gen 2022

Chi è Carlo Nordio, il 'candidato' di Giorgia Meloni al Quirinale

Magistrato veneto, noto per le inchieste sulle coop rosse e sul Mose. La leader di Fratelli d'Italia fa il suo nome: "Allarghiamo la rosa del centrodestra"

CARLO NORDIO MAGISTRATO
Il magistrato Carlo Nordio (Imagoeconomica)

Roma, 24 gennaio 2022 - Giorgia Meloni scopre le carte e nel giorno della prima chiama per il Quirinale aggiunge un nome alla lista dei 'candidati' del centrodestra. Il nome (di bandiera) di Fratelli d'Italia è quello di Carlo Nordio, il magistrato veneto noto per le indagini sulle coop rosse in Veneto (erano gli anni di Mani Pulite) e sul Mose, il sistema di dighe che difende Venezia dall'acqua alta. 

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"Molte personalità, che provengono dall'area del centrodestra, avrebbero il curriculum e lo standing per ricoprire il ruolo di presidente - ha detto Giorgia Meloni parlando ai suoi grandi elettori riuniti in assemblea, prima del via all'elezione -. Nomi come quello di Marcello Pera, Letizia Moratti, Elisabetta Alberti Casellati, Giulio Tremonti, Franco Frattini sono tutti autorevoli. Io ho chiesto di allargare la rosa anche alle personalità che non hanno un trascorso politico e per questo abbiamo aggiunto il nome di Carlo Nordio, su cui ci pare difficile che si possano muovere obiezioni".

Una settimana fa Nordio aveva parlato a 'Libero' della sua possibile candidatura. "Questa mi riesce proprio nuova - le sue parole -. Credo che la carica di capo dello Stato debba essere affidata a un politico e la mia cultura politica è esclusivamente teorica, non ho mai fatto parte neanche di un consiglio comunale". 

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Dalle coop rosse al Mose

Nato a Treviso, 74 anni, Nordio è in pensione dal 2017 ma l'ultimo incarico l'ha avuto nelle settimane scorse: quello di consulente della Commissione parlamentare d'Inchiesta sulla morte di David Rossi,  l'allora capo comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, volato giù dalla finestra del suo ufficio 2013. Il caso allora fu archiviato come suicidio e solo dopo una lunga battaglia della famiglia è stato recentamente riaperto. 

All'inizio della carriera Nordio si occupa dell'inchiesta sulle Brigate Rosse venete e sui sequestri di persona. Dieci anni dopo l'impegno si sposta sul fronte di Tangentopoli: mentre a Milano imperversa Mani Pulite, lui mette sotto la lente il sistema politico veneto, ma anche le coop rosse.

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Vent'anni dopo un'altra indagine lo riporta sulle pagine dei giornali. E' quella sul Mose, che nel 2014 si conclude con 35 arresti: un vero tsunami politico e amministrativo che travolge anche l'allora presidente della Regione, Giancarlo Galan (centrodestra). "Un intervento doveroso che ha scoperchiato sprechi da far piangere e un sistema di corruzione capillare", la definisce lo stesso Nordio.

Il suicidio di Antonello Pompeo 

Il momento più difficile della sua vita in toga è stato il suicidio del giovane Antonello Pompeo, che nel 2000 si impiccò dopo che gli venne contestato il reato di favoreggiamento della prostituzione. Finiscono al Csm le dichiarazioni di Nordio su presunti errori delle forze dell'ordine nella vicenda dopo che lui stesso convalidò il sequestro dell'auto del ragazzo.

Il rapporto burrascoso con la magistratura 

Fautore della separazione delle carriere tra giudici e pm (è firmatario del referendum di Radicali e Lega), Nordio è noto per le sue posizioni "impopolari" dentro la magistratura, come quella a favore del sorteggio della composizione del Csm. Dure le parole spese anche nei confronti dell'Anm. A proposito del caso Palamara ha detto: "Adesso tutti si scandalizzano per le riunioni carbonare fra i consiglieri e i politici, ma da sempre la politica la fa da padrona a Palazzo dei Marescialli e nell' Associazione nazionale magistrati. Basta riflettere sulle correnti che sono costruite a imitazione dei partiti, con una destra, un centro e una sinistra. Le nomine sono pilotate, se non hai la sponsorizzazione di questa o quella corrente non puoi aspirare a uffici importanti".   

Su Salvini indagato e legittima difesa 

Ha fatto rumore la sua opinione sull'indagine a carico di Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona sul caso della nave Diciotti. Nordio disse che non avrebbe indagato il leader della Lega perché le sue decisioni rientravano nell'ambito della "discrezionalità politica". Altre prese di posizioni lo apparentano al centrodestra, come quella sulla legittima difesa: "Ecco, chi si difende da un'aggressione violenta e clandestina in casa propria non mira affatto a farsi giustizia da solo, ma cerca solo di evitare un danno che lo Stato avrebbe dovuto impedire".

Le Commissioni e i libri

Nordio è stato anche presidente della Commissione per la riforma del Codice penale, con l'allora ministro della Giustizia il leghista Roberto Castelli, e in seguito consulente di diverse Commissioni parlamentari, ultima quella su Rossi. Fino alla pensione è stato procuratore aggiunto della Procura di Venezia. Ha collaborato a numerose riviste giuridiche e quotidiani tra cui Il Tempo, Il Messaggero e Il Gazzettino. Ha scritto diversi libri, di cui uno a quattro mani con l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, In attesa di giustizia. Dialogo sulle riforme possibili (Guerini e Associati).

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