Editoriale

Tutti uniti, era ora. Resta il nodo dei privati

Pare un sogno: per una volta la ricostruzione post alluvione non è terreno di scontro politico, barricata, muro contro muro, foresta di pugnali volanti elettorali. E’, semmai, comunione di intenti. In un ritrovato asse Bonaccini–Meloni, si scorge un orizzonte: investimenti, progetti, anche qualche fatto. Cambia il tono del presidente della Regione Stefano Bonaccini e pure quello dei comitati. Ora siamo a sei miliardi e mezzo di euro stanziati sugli oltre otto stimati: il tema vero adesso riguarda la capacità di spesa e, conseguentemente, la rapidità della cantierizzazione. Sulla piattaforma Sfinge, quella messa in piedi dalla Regione per il terremoto e ora attivata per i rimborsi alluvionali, siamo a 700 domande, circa 500 delle famiglie e 200 delle imprese. Il nodo è la burocrazia richiesta per tutte queste attività e, come abbiamo più volte sottolineato, la fatica per molti privati, soprattutto famiglie, di anticipare i denari dei rimborsi. Molte procedure prevedono infatti il rientro attraverso il credito d’imposta: mica tutti però possono permettersi di staccare assegni a tre zeri. Infine, i beni mobili (cucine, tv, divani, quadri): il Governo, in una riunione recentissima dopo l’approvazione di un odg di FdI, ha riconfermato l’intenzione di rimborsare, ma ancora non è chiaro come. Se, cioè, attraverso il ‘famoso’ credito d’imposta con una sorta di bonus mobili rafforzato; o attraverso una cifra forfettaria, che eviterebbe lungaggini peritali. Quello che davvero ci sta a cuore, e che seguiremo passo passo, è la situazione dei privati: perdere la casa significa perdere non solo un tetto, ma quasi sempre anche il cuore e la memoria. Non avere una strada (come accade in troppi paesi dell’appennino) significa perdere non solo il lavoro, ma anche gli affetti e le radici. Senza radici, cuore né memoria non ci può essere futuro.