Il mondo impaurito alla prova del voto

Il 2024 anno della verità: proviamo non a fare i bilanci di ciò che è stato, ma i pronostici di ciò che sarà

Agnese Pini
Agnese Pini

Giunti come siamo alla vigilia dell’anno che verrà, proviamo non a fare i bilanci di ciò che è stato, ma i pronostici di ciò che sarà. Per ottenerne di verosimili, del resto, non serve per una volta scomodare la volubilità degli astri, basta semplicemente consultare le solide certezze del nostro calendario.

Ruota tutto intorno a tre precise scadenze elettorali il senso di un 2024 destinato a segnare - nel bene? Nel male? Ah, saperlo - il senso stesso di questi anni Venti del terzo millennio, iniziati sotto il segno di una pandemia globale e delle sue conseguenze. Perché di certo sappiamo già fin d’ora che le scelte, le decisioni, le fortune del 2024 saranno destinate a tracciare il solco di quel che resta del decennio in corso. Sarà dunque, questo, l’anno della verità.

Lo sarà per la Russia, per l’Europa, per gli Stati Uniti. Le scadenze elettorali - che ribalteranno o confermeranno governi, coalizioni e maggioranze dei futuri quattro o cinque anni - passano da qui: Mosca a marzo, Bruxelles a giugno, Washington a novembre. Nei prossimi dieci mesi si disegnerà l’architrave politico destinato a condizionare economia, equilibri internazionali e soprattutto il destino delle due principali guerre in corso, quella in Ucraina e quella in Medio Oriente, legate come sono a doppio filo al coinvolgimento e al sostegno di Nato, Usa e Ue.

Sarà , in estrema sintesi ma senza correre il rischio di semplificare troppo, una sfida tra le nuove forze sovraniste - che nel 2023 hanno già trionfato in Argentina come in Olanda - e lo schema più tradizionale tipico delle democrazie occidentali che tanto negli ultimi anni è stato bombardato e messo in discussione.

Nell’anno della verità, in questo 2024, vedremo dunque gli effetti concreti di quello che il dibattito pubblico, la crisi economica, i postumi del Covid hanno prodotto sugli elettori di mezzo mondo. Sarà un banco di prova, un esame di maturità ma anche un gigantesco test - come sempre quando si è chiamati alle urne - sulle nostre fragilità e sulle nostre eterne paure.