Martedì 11 Giugno 2024

Ucraina, l’analista: "L’attacco al ponte conviene solo a Kiev. Colpito un simbolo dell’invasione"

Marrone (Iai): danneggiato l’unico corridoio tra la Crimea e la Russia

Roma, 18 luglio 2023 – Alessandro Marrone, Istituto affari internazionali, la convince l’attribuzione all’Ucraina anche di questo secondo attacco al ponte di Kerch?

"Sicuramente sì. Una azione del genere conviene fortemente all’Ucraina perché un attacco di questo tipo interrompe o riduce fortemente l’unico corridoio che collega la Crimea al territorio russo, creando problemi alla catena logistica delle forze russe. In questo caso aver interrotto parzialmente il traffico stradale anche senza aver bloccato quello ferroviario è comunque un risultato significativo. A questo va aggiunta la dimostrazione che la Russia non può difendere un ponte che è il simbolo dell’occupazione della Crimea. Gli ucraini hanno recentemente ammesso l’attacco di ottobre, credo che tra qualche tempo ammetteranno anche questo".

L'attacco al ponte in Crimea
L'attacco al ponte in Crimea

L’azione è stata condotta con droni marini, come dicono i russi?

"È credibile. Le immagini dei danni subiti non mostrano tracce di un attacco dall’aria e anzi fanno propendere per una azione condotta dal basso, compatibile con droni marini che esplodono in prossimità della struttura. Del resto gli ucraini li hanno già usati ripetutamente contro i russi e con un certo successo".

Droni partiti dalle coste ucraine o da una nave madre, magari un mercantile civile?

"Sono possibile entrambe le soluzioni, ma vedo verosimile e piuttosto probabile la seconda ipotesi: una nave madre per rilasciare i droni".

Gli ucraini hanno fatto tutto da soli?

"Secondo me gli ucraini sono stati in grado di farlo sia come pianificazione che come condotta delle operazioni".

Premesso che il ponte era un obiettivo legittimo e prevedibile, che senso ha fare una azione del genere proprio in concomitanza con la fine dell’accordo sul grano? Non è stato un assist a Putin per chiamarsi fuori?

" La contraddizione è solo apparente. Secondo me la decisione russa di ritirasi dall’accordo sul grano era maturata già nei giorni precedenti e l’attacco al ponte non ha cambiato nulla. Anzi, Dimity Peskov ha specificato che l’accordo sul grano è concluso ma la Russia è pronta a rientravi immediatamente quando le sue condizioni saranno soddisfatte. Non è certo una chiusura definitiva, nonostante l’attacco al ponte".

Che succederà per l’export del grano?

"L’Ucraina forse cercherà di esportare lo stesso. Teniamo presente che l’accordo fu stilato quando la Russia occupava la città di Kherson ed era molto vicina ad Odessa, tenendo molto meglio sotto tiro la rotta delle navi mercantili che andavano in Ucraina. Oggi la Russia è più lontana dai porti ucraini ed è da vedere se, qualora Kiev tentasse di forzare, la Russia proverà a bloccare il traffico mercantile e qualora lo facesse, se ci riuscirà".

Come valuta l’andamento della controffensiva ucraina?

"Era prevedibile che non sarebbe stata una offensiva rapida. Nessuna delle due parti ha il dominio dell’aria e chiunque voglia avanzare, si è visto con i russi a Bakhmut, deve farlo lentamente e con molte vittime e perdita di mezzi. Per Kiev i prossimi due mesi sono decisivi per trovare un punto nel quale sfondare, altrimenti al ritmo attuale alla fine dell’estate i risultati sarebbero relativamente pochi. Ma Kiev è ancor molto presto per parlare di delusione".