L’ex direttore di Bankitalia: "Tassare le banche rischia di far lievitare i costi per i correntisti"

Angelo De Mattia boccia la misura: "Agire sugli extraprofitti per tagliare i mutui? Fine nobile, metodo errato. La risposta è la concertazione tra Governo, banche e parti sociali"

Roma, 9 agosto 2023 – “Un fine condivisibile, perseguito con mezzi sbagliati". Angelo De Mattia, ex direttore centrale di Bankitalia, boccia senza appello la tassa sugli extraprofitti delle banche, introdotta dal governo nell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva. Secondo il banchiere, infatti, ottenere dai margini d’interesse maturati dagli istituti le risorse per abbassare le rate dei mutui prima casa e per il taglio delle tasse è un’operazione possibile, ma agire sulla leva fiscale può trasformarsi in un boomerang e portare risultati opposti a quelli auspicati.

Angelo De Mattia, ex direttore centrale di Bankitalia
Angelo De Mattia, ex direttore centrale di Bankitalia

Di quale tipo?

"Per esempio un aumento dei costi a carico dei mutuatari e dei correntisti, perché in teoria le banche potrebbero scaricare sui clienti una parte dell’imposta. Comunque il provvedimento non agisce sull’attuale remunerazione dei depositi e sulle rate dei mutui ed è insostenibile per gli effetti che provoca a tutti i soggetti del credito, dalle banche – la cui tassazione è già molto rilevante – alle imprese, fino ai cittadini. Sbagliata anche la forma, quella del decreto omnibus che raggruppa materie tra loro molto diverse. Poi ho forti dubbi sulla destinazione del gettito: è tutto da vedere, infatti, se questa imposta – che si configura quasi come una tassa di scopo – finirà davvero per abbassare le rate dei mutui o se invece i proventi confluiranno in un generico calderone, alla faccia dell’equità sociale".

E quale sarebbe, a suo avviso, la via da percorrere per raggiungere lo scopo?

"Quella della concertazione. Governo, banche e parti sociali dovrebbero riunirsi attorno a un tavolo per definire possibili modifiche sia nel trattamento dei depositi sia nei costi dei mutui. Lo stesso presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha recentemente sostenuto l’opportunità di misure a sostegno di famiglie e imprese. Il tutto senza contraccolpi sui bilanci degli istituti e anche nelle aule dei tribunali".

Cosa intende dire?

"Semplicemente che le tasse sugli extraprofitti sono materia tormentata, che spesso in passato ha avuto code giudiziarie. Basti pensare a quando, nel 2015, la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la Robin Tax a carico dei petrolieri, giustificando la bocciatura con una serie di osservazioni delle quali non tenne conto il governo Draghi quando, nel 2022, lanciò la tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche. E proprio per questo è partita un’altra raffica di ricorsi alla magistratura. Cosa che, probabilmente, succederà anche con le banche, visto che per loro gli extraprofitti non esistono".

Eppure in Spagna la tassa c’è e ha raccolto quasi un miliardo e mezzo nel primo anno di applicazione.

"Impossibile fare paragoni. In Spagna ci sono condizioni diverse rispetto all’Italia e anche tutta un’altra storia economica. Credo piuttosto che usare la leva fiscale per colpire il margine d’interesse delle banche, aumentato a causa dei nove rialzi consecutivi del costo del denaro, sia un modo indiretto con cui il governo Meloni ha deciso di sanzionare la politica monetaria della Bce. Sulla quale anch’io ho più di una perplessità".

Qual è la principale?

"La madre di tutti gli errori è stata l’incapacità di prevedere l’inflazione. Per mesi Francoforte ha sostenuto che fosse transitoria, perdendo tempo prezioso. Salvo poi somministrare in ritardo una cura da cavallo che, nel tentativo di guarirlo, rischia di uccidere il paziente. La Bce ha messo in atto una forte stretta monetaria con l’obiettivo di riportare l’inflazione sotto la soglia del 2%, che ha stabilito essere il livello fisiologico del carovita. Ma questo non è scritto in nessun trattato. Così come non sono scritte le modalità per raggiungere tale obiettivo".

Quindi cosa avrebbe dovuto fare la presidente Lagarde?

"L’inflazione non si combatte solo a colpi di rialzi dei tassi. Si può farlo anche con un mix più equilibrato fra politica fiscale, politica monetaria e vigilanza bancaria. La stabilità finanziaria è un valore importante e la Bce non ne ha tenuto conto, eccedendo negli interventi".

Una strategia che però è riuscita a dimezzare l’inflazione.

"Sì, ma a costi inaccettabili per la crescita e l’economia in generale. Pertanto credo si debba cambiare strada e pensare a una nuova politica monetaria europea".

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