Lunedì 15 Aprile 2024

Crisi Suez: perdite per oltre 8 miliardi di euro, penalizzati i porti italiani

Gli attacchi degli Houthi costringono le navi ad allungare la rotta passando dal Capo di Buona Speranza con gravi conseguenze sul sistema dell’import ed export

Roma, 19 marzo 2024 – Traffico dimezzato, rallentamento degli scambi e perdite economiche senza precedenti: gli attacchi delle milizie yemenite filoiraniane Houthi alle navi cargo “legate ad Israele” che transitano nel Canale di Suez stanno provocando gravi conseguenze sull'intero sistema di import-export: finora, i danni causati dalla crisi nel Canale ammontano a 8,8 miliardi di euro, pari a circa 95 milioni di euro al giorno, da quando la crisi è iniziata nel novembre 2023. Questo dato è correlato alla progressiva riduzione di navi in transito nel Canale di Suez: a febbraio 2024 il loro passaggio risultava più che dimezzato, con un -56,1 %. In questo modo, le navi si trovano costrette ad allungare la rotta passando per Capo di Buona Speranza, l'estremità meridionale della penisola del Capo, in Sudafrica, aggiungendo oltre 6 mila chilometri in più, equivalenti a 3280 miglia nautiche.

I ribelli yemeniti Houthi continuano i loro attacchi alle navi in  transito nel Mar Rosso (Ansa)
I ribelli yemeniti Houthi continuano i loro attacchi alle navi in transito nel Mar Rosso (Ansa)

I porti italiani

A risentirne, sono anche i porti italiani che stanno subendo un drastico calo dei traffici. In particolare, Ravenna ha registrato -19%, seguito dai due porti liguri di Genova, 12,1%, e di La Spezia, 7%. Complessivamente si registra un calo del 25-30% dei container provenienti dal Canale trasportati da novembre 2023 ad oggi in Italia. Come riportato da Rodolfo Giampieri, presidente di Assoporti, finora i porti che stanno segnalando un andamento positivo sono finora solo quello di Civitavecchia, che punta sul traffico passeggeri, e di Gioia Tauro.

L’impatto sulle micro e piccole imprese

Confartigianato ha misurato anche le conseguenze della crisi sulle micro e piccole imprese italiane che, in Europa, sono quelle a maggiore rischio. La loro quota di export manifatturiero diretto nei Paesi extra Ue è infatti pari al 32,7% del totale europeo, con un valore addirittura doppio rispetto alle omologhe imprese tedesche. Nel 2023 ammonta a 30,8 miliardi di euro (pari a 1,5 punti di Pil) il flusso di import-export di merci dei settori made in Italy con maggiore presenza di Mpi che transita attraverso il Mar Rosso. In particolare, le esportazioni di prodotti con il maggiore apporto delle nostre piccole imprese si attestano a 10,8 miliardi, con il valore più alto, pari a 4,2 miliardi, riguardante i prodotti alimentari, seguiti dai prodotti in metallo (1,8 miliardi), altri prodotti, tra cui gioielleria e occhialeria, sempre con 1,8 miliardi, moda con 1,5 miliardi e legno e mobili con 1 miliardo. A questi settori si aggiunge un comparto chiave dell’export made in Italy verso i mercati dei paesi emergenti dell’Asia, quello dei macchinari e impianti, anch’esso a forte presenza di micro e piccole imprese: nel 2023 è stato di 11,6 miliardi il valore di questi nostri prodotti transitati via mare attraverso il canale di Suez.

Regioni che trasportano più prodotti via nave verso il Mar Rosso

Confartigianato ha calcolato anche l’impatto della crisi di Suez sulle esportazioni delle regioni italiane. Il valore più alto di prodotti trasportati via mare attraverso il Mar Rosso è quello della Lombardia, pari a 12,9 miliardi, seguita da Emilia-Romagna con 9,4 miliardi, Veneto con 5,7 miliardi, Toscana con 4,7 miliardi, Piemonte con 4,2 miliardi e Friuli-Venezia Giulia con 2 miliardi.

Presidente Confartigianato: "Pesanti conseguenze"

“L’escalation della crisi in Medio Oriente – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli – penalizza il sistema del made in Italy e l’approvvigionamento di prodotti essenziali per la trasformazione della manifattura italiana, aggravando la frenata del commercio internazionale. Gli effetti della crisi del Mar Rosso, sommati alla stretta monetaria in corso e alla riattivazione delle regole europee di bilancio, potrebbero avere pesanti conseguenze sulla crescita economica italiana. E’ indispensabile mettere in campo tutte le misure, a cominciare dall’attuazione del Pnrr, per alimentare la fiducia e la propensione ad investire delle imprese e scongiurare il rischio di una frenata del ciclo espansivo dell’occupazione”.

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