Stellantis, scontro con il governo: "A rischio Mirafiori e Pomigliano". Urso: lo Stato è pronto a entrare

Il ceo Tavares chiede incentivi all’elettrico e replica alle accuse della premier. Il ministro: dateci una quota .

Stellantis, scontro con il governo: "A rischio Mirafiori e Pomigliano". Urso: lo Stato è pronto a entrare

Stellantis, scontro con il governo: "A rischio Mirafiori e Pomigliano". Urso: lo Stato è pronto a entrare

Uno scontro dopo l’altro. La tensione fra il gruppo Stellantis e il governo è alle stelle. Non basta a far abbassare i toni della polemica, che si sposta tutta sul terreno della politica, il nuovo pacchetto di eco-incentivi messo sul tavolo ieri dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso e che partirà a marzo. Nè, tanto meno, i dati incoraggianti che arrivano a gennaio dal mercato italiano, con un aumento delle vendite superiore al 10% (per il gruppo italo-francese l’incremento è stato del 13,3%). Niente da fare. La prima bordata contro l’esecutivo arriva dallo stesso amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, che in un’intervista a Bloomberg, prima boccia senza misure le politiche per la mobilità elettrica messe in campo dal governo italiano e giudicate del tutto insufficienti. E poi minaccia addirittura tagli nelle fabbriche di Mirafiori, dove viene prodotta la 500 elettrica, e a Pomigliano.

La replica del ministro delle Imprese Adolfo Urso non si fa attendere e chiama direttamente in causa anche la presenza dello Stato francese nel capitale e nel cda di Stellantis: "Se Tavares o altri ritengono che l’Italia debba fare come la Francia, che ha pure di recentemente aumentato il proprio diritto di voto all’interno dell’azionariato di Stellantis, ce lo chiedano. Se vogliono una partecipazione attiva da parte dello Stato possiamo sempre discuterne".

Ad aprire le porte ad un ingresso pubblico nel capitale dell’ex Fiat è anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, che pure non risparmia le critiche al governo. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il leader dei Cinquestelle, Giuseppe Conte: "La produzione automobilistica è da sempre un asset strategico della nostra industria. Dopo aver iniziato la svendita della rete Tim, di Ita, di Poste e FS, dimostri per una volta un briciolo di amor patrio e tratti per l’ingresso nel capitale". Sul piede di guerra anche il numero di Azione, Carlo Calenda: "Come volevasi dimostrare tutte le promesse fatte da Elkann stanno a zero. Ogni volta si riparte da capo con ‘quanto mi dai per non chiudere’".

Quello andato in scena ieri è solo l’ultimo atto di un duello che è in corso da mesi e che ha trovato il suo apice una settimana fa quando, nel corso di un intervento alla Camera, la premier Giorgia Meloni aveva accusato il gruppo torinese di scarsa "italianità" puntando l’indice proprio sulla presenza dello Stato francese nel capitale del gruppo. Non proprio una garanzia dal punto di vista delle scelte di investimenti. Le parole di Tavares sono state lette soprattutto come una replica a Palazzo Chigi e all’obiettivo dichiarato del governo di portare una seconda casa automobilista in Italia per far lievitare la produzione ad oltre un milione di veicoli all’anno. Già sarebbero in corso interlocuzioni con alcuni produttori cinesi e con la nordamericana, Tesla.

L’ad di Stellantis, si difende dalle accuse di aver favorito altri paesi rispetto all’Italia: "Stellantis non è nelle mani del governo francese. Tutto questo è un capro espiatorio, cercano di evitare di assumersi la responsabilità del fatto che se non si danno sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici si mette a rischio il mercato italiano e gli impianti". E ancora: "Se non vuoi che i veicoli elettrici progrediscano, devi solo fermare i sussidi. E’ ovvio che il governo italiano ha fatto così. Il mercato dei veicoli elettrici in Italia è molto, molto piccolo. È una conseguenza diretta del fatto che il governo non sovvenziona l’acquisto di veicoli elettrici".

Per la verità, nel 2024, il governo ha fatto ripartire gli eco-bonus con una dote che sfiora il miliardo di euro. Gli incentivi attuali – i termini per le prenotazioni da parte dei concessionari sono stati riaperti il 23 gennaio – prevedono un contributo massimo di 5.000 euro per le auto elettriche con rottamazione di una vettura tra Euro 0 e Euro 4. Con il nuovo Dpcm gli sconti partiranno da 6.000 euro (senza rottamazione) e arriveranno a 13.750 euro se si rottama un’auto Euro2 e si ha un Isee sotto i 30mila euro.

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