Stellantis e Renault, il governo francese lavora a una fusione? Ecco cosa sappiamo

Che si arrivi o meno alle ‘nozze’, è comunque certo che i contatti tra i due gruppi ci sono, in funzione anti-cinese

Carlos Tavares, ad Stellantis, con il presidente John Elkann
Carlos Tavares, ad Stellantis, con il presidente John Elkann

Roma, 4 febbraio 2024 – Il risiko automobilistico tra Stellantis e Renault tiene i lavoratori italiani col fiato sospeso in relazione al futuro degli impianti di produzione del nostro Paese, già espressamente citati nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di Stellantis Carlo Tavares in un’intervista a Bloomberg nella quale si contestavano le scelte del Governo, ritenuto responsabile di non favorire abbastanza l’acquisto di auto elettriche. Nel frattempo, con l’innalzamento della tensione con i ministeri romani, il tavolo di discussione si sarebbe spostato a Parigi: il governo francese detiene infatti quote sia di Stellantis che di Renault e in queste ore starebbe lavorando a una fusione tra i due gruppi. La notizia è stata pubblicata dal Messaggero, che ha citato fonti secondo le quali un’operazione del genere, se venisse portata in porto, renderebbe anche economicamente più impegnativo l’ingresso dello Stato italiano in Stellantis, rischiando pure di bloccare del tutto questa strada.

Accordo anti cinese

Che si arrivi o meno fino alla fusione tra due delle principali case automobilistiche del continente, è comunque certo che i contatti tra i gruppi ci sono e sono molto avviati. Le ragioni della trattativa, che vede appunto in campo anche il governo francese, sarebbero principalmente legate alla volontà di rafforzare il comparto automobilistico transalpino, alle prese con la forte concorrenza tedesca e – soprattutto – cinese. Lo ha confermato lo stesso Taveres quando ha dichiarato di valutare le migliori strade da intraprendere per fare in modo che la sua azienda possa avere successo e non scompaia “sotto l’offensiva dell’industria cinese”.

Le implicazioni in Italia

Il quando riguarda ovviamente molto da vicino anche il nostro Paese e in particolare i lavoratori impiegati nel comparto auto. A riguardo, Taveres ha già citato Mirafiori e Pomigliano, definendo le due fabbriche come quelle all’interno delle quali ci sarebbero meno certezze in relazione al futuro. La motivazione fornita dall’ad di Stellantis è appunto legata alla critica da lui mossa al Governo Meloni di non fare abbastanza per sostenere la vendita di veicoli elettrici. Tema peraltro che di questi tempi a Roma è all’ordine del giorno su più tavoli, come per esempio quello legato alla riformulazione degli ecobonus sull’acquisto di auto a basse emissioni.

La galassia Stellantis

A complicare la situazione sullo scacchiere sono le possibili implicazioni di una eventuale (la parola ‘eventuale’ è decisiva, perché al momento si sarebbe soltanto nel terreno delle ipotesi) fusione con Renault, che ovviamente andrebbe a ridisegnare i pesi e le percentuali ai tavoli decisionali. A oggi l’azionista di maggior peso è Exor, la holding che fa capo alla famiglia Agnelli, che detiene il 14,2% delle quote, esattamente il doppio rispetto alla francese Peugeot. Entrambe hanno però deciso di far valere l’opzione che consente di aumentare il peso dei loro diritti di voto rispettivamente al 23,13 e all’11,1%. La stessa mossa è stata attuata pure da Bpifrance, la Banque publique d'investissement che rappresenta il canale attraverso il quale il governo francese muove i suoi investimenti e che è arrivata a una quota del 9,9%. In un quadro nel quale il margine decisionale in capo a parti italiane dovesse diminuire, la situazione legata agli impianti produttivi del nostro Paese sarebbe giocoforza ancora più esposta a rischi.

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