Martedì 25 Giugno 2024
fabio galli
Economia

Scuola, sanità, polizia. "Servizi a rischio"

Sguarniti anche gli enti locali. Comuni e Regioni perderanno un terzo del loro personale: 200mila lavoratori in meno

Una volante della polizia (Foto di repertorio)

Una volante della polizia (Foto di repertorio)

Roma, 17 aprile 2017 - L'esodo verso la pensione di oltre un milione di dipendenti pubblici in dieci anni si farà sentire pesantemente in tutti i settori della Pubblica amministrazione. Ma potrà avere effetti ancora più incisivi in alcuni comparti chiave. La scuola perderà oltre 380mila insegnanti e amministrativi, circa il 40% del totale degli addetti. Nella sanità la situazione può rivelarsi altrettanto drammatica: meno 216mila, un terzo di tutti gli occupati. Non meno drastico il tracollo degli occupati nelle forze di polizia: circa 60mila in meno su 211mila complessivi. E a valanga sarannole uscite anche per comuni e regioni: 221mila su 550mila dipendenti, più di un terzo del personale delle autonomie locali. E i numeri appaiono ancora più allarmanti se, anche in questo caso, si sposta la prospettiva a quindici anni.

È vero che i numerosi e ripetuti blocchi del turnover appaiono in via di progressivo allentamento, ma siamo comunque a volumi di nuovi ingressi previsti e programmatilontanissimi dalle infornate dei decenni passati. I vincoli della finanza pubblica non permettono di andare oltre. Ma questo potrebbe essere un bene, secondo i più avveduti osservatori del settore. "Certamente non potremo sostituire il milione di dipendenti che andrà in pensione nei prossimi dieci anni – osserva Francesco Verbaro, ex segretario generale del ministero del Lavoro, esperto di Pa e presidente di Formatemp –. Ci costerà già in spesa pensionistica. Dovremo quindi rivedere i modelli organizzativi e realizzare veramente, e non solo con annunci, una Pa digitale e individuare quindi i profili strategici e necessari da reclutare. Banale, ma rivoluzionario per le nostre amministrazioni".

Ma torniamo ai numeri e verifichiamo che succederà nei principali comparti. Partiamo dalla scuola: docenti e amministrativi da 55 anni in su sono circa 380mila, tutti che potranno andare via da qui a 9-10 anni, e si arriva addirittura a 590mila se si considerano anche coloro che hanno da 50 anni in su e potranno lasciare nei successivi cinque anni. Ben oltre la metà dei 943mila lavoratori del settore. Altri 37-38mila – da 55 anni – si trovano nelle stesse condizioni per quanto riguarda l’università. Passando alla sanità, le cifre sono ugualmente elevatissime: gli over 55 sono circa 216mila su un totale di 653mila addetti, ma se si mettono nel conto anche coloro che hanno più di 50 anni si tocca quota 355mila. Per i corpi di polizia, invece, va presa in esame la fascia over 50 per i dieci anni a venire: e siamo a 60mila unità su 211mila, ma tocchiamo quota 110mila se inseriamo nel conto anche coloro che hanno da 45 anni di su. Ed esodo di massa è anche quello che si verificherà per enti locali e regioni: con 55 anni e più sono oggi in organico circa 211mila dipendenti su 550mila, ma si arriva a 343mila se partiamo dai 50 anni.

Eppure, nonostante i rischi per i servizi, non manca chi ritiene che potremmo trovarci di fronte a un’opportunità. "A condizione che si abbandoni il vecchio reclutamento di massa – conclude Verbaro – e si punti sumeno personale ma di altissima specializzazione: nella Pa mancano purtroppo figure informatiche, tecnici, ingegneri, esperti in programmazione dei fondi Ue, analisti economici, esperti in diritto comunitario".