Martedì 21 Maggio 2024

Sbarra contro Landini, sciopero e Jobs Act dividono i sindacati. Cisl: protesta sbagliata

Cgil e Uil e la manifestazione in Emilia Romagna per le morti sul lavoro. I ’bianchi’ non ci stanno, e difendono anche la riforma Renzi: è stata positiva

Maurizio Landini e Luigi Sbarra alla presentazione del Concerto del Primo maggio (Ansa)

Maurizio Landini e Luigi Sbarra alla presentazione del Concerto del Primo maggio (Ansa)

Roma, 13 aprile 2024 – Bisogna tornare ai tempi degli scontri al calor bianco tra i due Sergio, D’Antoni e Cofferati, o a quelli più recenti, all’epoca dell’ultimo governo Berlusconi, del duello costante tra Raffaele Bonanni e Guglielmo Epifani, per ritrovare i toni del duro scontro tra Luigi Sbarra e Maurizio Landini andato in scena in questi giorni sullo sciopero per la sicurezza sul lavoro, a maggior ragione dopo la tragedia di Suviana, e deflagrato sul Jobs Act e l’articolo 18.

Un nodo cruciale che divide da vent’anni i leader di Cisl e Cgil, con alterni posizionamenti della Uil, una volta con il sindacato di via Po, ora con quello di corso d’Italia. Un nodo che ha portato il numero della ex confederazione bianca a bocciare senza se e senza l’operazione referendaria avviata dal sindacato rosso specificamente sulla legge del governo Renzi. "Il Jobs act – avvisa Sbarra – è stato una grande riforma, non priva di lacune, ma anche con aspetti assolutamente positivi: rialzare la bandiera anacronistica dell’articolo 18 è sbagliata".

Che la Cisl abbia una posizione differente rispetto all’asse Landini-Bombardieri sia nel rapporto con il governo Meloni sia sui principali capitoli della politica del lavoro (salario minimo in testa) e di quella economica non è una novità. A far esplodere la contesa in maniera eclatante è stato, però, il dramma sul lavoro della centrale di Bargi. Landini e Bombardieri, oltre allo sciopero nazionale di 4 ore, hanno proclamato un’estensione della protesta in Emilia-Romagna, mentre Sbarra ha tenuto ferma la giornata di mobilitazione a Roma dei delegati sindacali. Ragione che ha spinto, l’altro giorno, lo stesso ex capo della Fiom ad attaccare: "La Cisl davanti ai morti ha deciso di non scioperare".

Ma oggi, davanti ai 5 mila sindacalisti arrivati nella Capitale, Sbarra è tornato sulla polemica legata alla sicurezza. "Ogni volta che un lavoratore muore, o si infortuna, o si ammala per cause professionali, la sconfitta riguarda tutto il Paese – insiste –. Ma non si può sperare di mettersi la coscienza a posto con qualche scioperino in più. Sono indecenti e demagogici le presunte lezioni che altri vorrebbero dare alla Cisl. Indecenti e molto pericolosi perché incendiano la temperatura sociale, arroventano e spezzano i rapporti tra persone nei luoghi di lavoro. Mettono lavoratori contro lavoratori. Rischiano di portare dentro le fabbriche un clima che il nostro Paese ha già conosciuto".

Non basta. Sbarra ha puntato dritto a sconfessare l’iniziativa referendaria della Cgil. Ha definito il Jobs Act "una grande riforma" perché "ha aiutato ad allargare gli ammortizzatori sociali, ha contrastato la pratica delle dimissioni in bianco, ha allungato il periodo della Naspi, ha investito sulle politiche attive del lavoro, ha eliminato i contratti a progetto, ha combattuto il falso lavoro autonomo, i tirocini" per cui "fare di tutta un’erba un fascio è sbagliato, rialzare la bandiera anacronistica dell’articolo 18 è sbagliata".

Dunque, i rapporti della Cisl con la Cgil, in questa fase, sono tornati ai livelli minimi delle stagioni D’Antoni e Bonanni, con un leader che si è di fatto allontanato dalla politica di chi l’ha preceduto, Anna Maria Furlan, oggi senatrice del Pd, come l’ex cgiellina Susanna Camusso. E, del resto, lo stesso segretario cislino non fa mistero della differente e opposta impostazione: "Il sindacato – spiega – non può vendere sogni ma deve fare i conti con la realtà. E, dunque, dobbiamo evitare di chiuderci nelle piazze e condannarci all’irrilevanza, il sindacato deve stare vicino ai luoghi delle decisioni". Il che implica tenere aperto il dialogo, formale e informale, con il governo in carica.

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