Sbarra (Cisl): "Lavoro, riforme e sviluppo, serve un patto sociale. Noi pronti con chi ci sta"

Il segretario del sindacato: a Cgil e Uil chiediamo lo sforzo di un percorso unitario. "Il governo vuole tagliare la spesa pubblica? Bene, se guarda agli sprechi. Vigileremo sulle privatizzazioni: non possiamo compiere gli errori del passato"

Avete lanciato al governo la proposta di un grande patto sociale per il lavoro, lo sviluppo e la coesione. Su quali capisaldi dovrebbe essere incentrato?

"Si tratta di rafforzare il dialogo per coinvolgere le forze sociali riformiste sui principali obiettivi dell’Agenda ’24 – esordisce Luigi Sbarra, numero uno della Cisl -. Obiettivi che riguardano sviluppo e crescita salariale, investimenti e attuazione del Pnrr, riforma fiscale, sanità e scuola, qualità e stabilità dell’occupazione, rilancio industriale, politiche sociali, sicurezza nei luoghi di lavoro. Nello scambio politico che serve al Paese le relazioni industriali vanno fatte evolvere sui binari della democrazia economica e della partecipazione dei lavoratori alla vita e agli utili delle imprese".

Luigi Sbarra, segretario generale Cisl, 63 anni
Luigi Sbarra, segretario generale Cisl, 63 anni

Ci sono le condizioni per una condivisione unitaria di tutto il sindacato su un possibile patto?

"L’auspicio è che ci sia. Noi abbiamo lavorato e continueremo a lavorare in questo senso, invitando Cgil e Uil a convergere in questo perimetro. Poi è chiaro che i patti si fanno con chi ci sta ed è disposto davvero a trattare e ad assumersi responsabilità. È stato sempre cosi nei momenti topici della storia del nostro Paese. Penso all’accordo di San Valentino del 1984 o ai grandi accordi di politica dei redditi degli anni Novanta. Noi restiamo convinti che occorra mettere insieme in modo coerente, organico, responsabile, tutte le tessere della politica di sviluppo, attivando ogni forza sociale riformatrice per remare uniti verso obiettivi strategici condivisi".

Il calo dell’inflazione è, però, una buona notizia. Può favorire il dialogo?

"Lo è, naturalmente. Ma attenzione a non confondere un rallentamento con un arretramento. Abbiamo quasi tre anni di fiammata inflazionistica da recuperare, che hanno portato a un salto dei prezzi che in molti casi, penso al carrello della spesa, è ancora tutto da recuperare. E il rischio è che questo aumento si cristallizzi e diventi strutturale. Questo va scongiurato con una politica dei redditi concertata da governo, sindacati e imprese. Bisogna mettere sotto controllo prezzi e tariffe, colpire chi specula, ridurre le tasse per le fasce medie e popolari, rinnovare e innovare i contratti pubblici e privati".

La premier Meloni ha detto, intanto, che il governo è pronto a discutere di pensioni se le parti sociali hanno intenzione di farlo. A chi si riferiva?

"Credo a tutti, come è giusto che sia. Noi siamo ben contenti di questa apertura e siamo pronti a incontrare il governo immediatamente, per dare continuità e forza al confronto su un tema così importante, cominciando proprio dalla questione di una pensione di garanzia per i giovani, priorità fondamentale per la Cisl. Bisognerà poi andare avanti anche sugli altri fronti per superare in modo definitivo la Legge Fornero e dare al sistema pensionistico maggiore flessibilità, sostenibilità sociale, inclusione".

Sempre Meloni ha puntualizzato che non aumenteranno le tasse ma sarà ulteriormente tagliata la spesa pubblica. Quanto vi preoccupa questo scenario?

"La crescita resta la via maestra per recuperare risorse. Se si intende poi procedere anche con tagli alla spesa, allora bisogna intendersi subito su un punto: la radiografia sullo stato dell’arte va fatta insieme. La razionalizzazione non può comprimere spesa sanitaria o sociale, ci metteremmo di traverso".

Dunque, dove si può tagliare?

"Anche qui: lavoriamo uniti per individuare e rimodulare i tanti fondi distribuiti a pioggia, le spesa improduttiva fatta da sprechi, sperperi, consulenze, ruberie ricavando quote a sostegno di lavoratori, pensionati e imprese con un rating sociale alto, a partire dall’applicazione e dal rinnovo dei contratti. Per recuperare altre risorse si introduca un contributo di solidarietà per le multinazionali della logistica, dell’economia digitale, dell’energia e della farmaceutica, si incrementi il prelievo dalle grandi rendite immobiliari e finanziarie, si fronteggi con decisione l’evasione e l’elusione fiscale e contributiva".

Un altro capitolo-chiave destinato a riaprirsi è quello delle privatizzazioni. Anche per Poste e Ferrovie. Quale è la vostra posizione?

"Siamo molto preoccupati. Non vogliamo che si compiano gli errori del passato quando abbiamo ceduto per un tozzo di pane asset strategici del nostro sistema produttivo. Vogliamo che ci sia un confronto vero con il sindacato, che metta in chiaro cosa e come si vorrebbe privatizzare. Nel merito: è suicida pensare di poter alienare il controllo pubblico nel capitale di Poste e di altre grandi aziende. Non si tratta solo di vendere bene, ma di dare al Paese un disegno ambizioso di politica industriale, di democrazia e sovranità economica, di partecipazione dei lavoratori alle scelte ed ai profitti aziendali. Il governo si fermi su questa partita, più che privatizzare agevoli la partecipazione dei lavoratori alle scelte ed agli indirizzi delle aziende".

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