Risparmiatori oggi più tutelati ma non del tutto

Andrea Telara Circa 9,6 miliardi di euro. È la cifra monstre del debito assunto dalla vec...

Telara

Circa 9,6 miliardi di euro. È la cifra monstre del debito assunto dalla vecchia Parmalat di Calisto Tanzi sotto forma di obbligazioni. Fino al 2003 quei bond furono acquistati a man bassa anche da migliaia di piccoli risparmiatori italiani, rimasti poi con un pugno di mosche in mano dopo il crack della società, l’8 dicembre 2003. A distanza vent’anni, un interrogativo è d’obbligo: è possibile che si verifichi anche oggi una vicenda simile?

Di sicuro, il ripetersi dello scandalo è un po’ più difficile poiché negli anni successivi sono entrate in vigore nuove leggi a tutela dei risparmiatori, in applicazione a due direttive europee: la Mifid (del 2004) e la Mifid 2 (del 2018). Entrambe obbligano le banche e gli intermediari a tracciare un profilo dei clienti attraverso un questionario che misura la loro propensione al rischio, testando anche la loro conoscenza dei più comuni strumenti finanziari. È dunque vietato preventivamente a qualsiasi istituto vendere ai clienti strumenti d’investimento che, in base a criteri predeterminati, risultino essere non appropriati né adeguati al loro profilo.

In altre parole, non si possono vendere titoli o altri prodotti finanziari non adatti a soddisfare le esigenze dei clienti o che possano esporli al rischio di perdite disastrose. Ovviamente, vale sempre il famoso detto "fatta la legge, trovato l’inganno". Non va dimenticato infatti che, per compilare i questionari previsti da Mifid, bisogna firmare una montagna di scartoffie, spesso difficili da capire. Un consulente o un funzionario di banca in malafede ha dunque sempre la possibilità di raggirare un cliente sprovveduto, facendogli vidimare ciò che che non corrisponde al vero.

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