Sabato 22 Giugno 2024
MADDALENA DE FRANCHIS
Economia

Povertà mestruale, in Italia una donna su 6 non può permettersi gli assorbenti

Uno studio effettuato dalla onlus italiana WeWorld con Ipsos ha rilevato i problemi che incontrano le donne

Povertà mestruale e diritti

Povertà mestruale e diritti

Roma, 31 maggio 2024 – Si chiama ‘povertà mestruale’ e riguarda, anche in Italia, molte più donne di quanto immaginiamo: è l’impossibilità ad aver accesso ai prodotti mestruali, all’acqua, a spazi e strutture adeguati per gestire le mestruazioni. Finora mancavano, nel nostro Paese, dati e informazioni su questo problema: per questo, la onlus italiana WeWorld ha realizzato, assieme a Ipsos, la prima indagine in Italia sulla povertà mestruale, dalla quale emerge, fra l’altro, un dato. Quasi una donna su 6, nel nostro Paese, non può comprare prodotti mestruali come assorbenti igienici, tamponi o coppette, ed è costretta a sostituirli con la carta igienica. La rilevazione è stata condotta su un campione di 1.400 persone, di cui 700 donne (che hanno tuttora o hanno avuto un ciclo mestruale) e 700 uomini, tra i 16-60 anni, rappresentativo della popolazione italiana.

Cosa emerge dallo studio

A preoccupare sono anche altri numeri messi in evidenza dal rapporto WeWorld: il tema della povertà mestruale, infatti, riguarda non solo coloro che, per motivi economici, non possono permettersi di acquistare i prodotti mestruali, ma anche chi dichiara di non poter accedere a spazi adatti in cui gestire le mestruazioni (1 persona su 2 non trova il sapone nei bagni, anche nei luoghi di lavoro), chi non è in possesso delle informazioni adeguate all’arrivo del menarca (4 donne su 10) e, ancora, chi non vede riconosciuto il proprio dolore, in molti casi invalidante.

Sebbene le persone intervistate dichiarino di perdere, mediamente, 6,2 giorni di scuola e 5,6 di lavoro in un anno a causa delle mestruazioni e del dolore provocato, un uomo su 5 si dice convinto che parlare di mestruazioni al lavoro sia poco professionale, mentre 2 su 5 non si sentono a proprio agio nel pronunciare le parole ‘mestruazioni’ e ‘ciclo mestruale’.

I prodotti mestruali utilizzati

I prodotti più utilizzati per gestire le mestruazioni sono gli assorbenti esterni monouso, scelti da quasi 9 persone su 10, sia tra chi ha il ciclo attualmente, sia tra chi non lo ha più. I prodotti lavabili e riutilizzabili, come gli slip da ciclo, sono più diffusi tra le persone che hanno un ciclo oggi, rispetto a chi non lo ha più. In particolare, gli slip sono scelti dal 18% di chi ha attualmente il ciclo, gli assorbenti esterni riutilizzabili dal 13% e la coppetta dal 9%. Il 14% delle persone intervistate ricorre all’uso della carta igienica per la gestione del sanguinamento.

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L’esperienza della povertà mestruale

Poco più di 1 persona su 5 ha dichiarato di potersi permettere i prodotti mestruali preferiti, sia in termini di quantità che di qualità. Al contrario, il 16% del campione dichiara di non potere mai o solo raramente permettersi di acquistare i prodotti mestruali desiderati. Solo il 15% del campione ha sempre la possibilità di cambiarsi, liberarsi dei prodotti usati e, se necessario, lavarsi quando ha le mestruazioni. Paradossalmente, le scuole e università risultano i luoghi meno adeguati alla gestione delle mestruazioni: 3 persone su 10 non trovano i bagni sicuri; 4 su 10 non li trovano puliti o adatti a garantire la privacy; quasi una persona su 4 dichiara che non si possono chiudere a chiave.

Il ‘manifesto per la giustizia mestruale’

Sulla scorta dei dati emersi dall’indagine, la onlus ha lanciato un manifesto in sei punti per promuovere una reale giustizia mestruale e sottoporre il tema all’attenzione delle istituzioni: fra questi spiccano l’abbattimento della tampon tax (l’aliquota Iva al 10% sugli assorbenti, reintrodotta all’inizio del 2024), la distribuzione gratuita dei prodotti mestruali in tutti gli edifici pubblici e l’istituzione del congedo mestruale per le donne che soffrono di dismenorrea primaria.