Patto di Stabilità, l’ex ministro Tremonti: "Un compromesso accettabile per l’Italia"

Il presidente della Commissione Esteri della Camera e l’accordo Ue. "La soluzione trovata all’Ecofin è la seconda migliore possibile. Ma sarebbe stato preferibile riformarlo dopo le prossime elezioni"

Giulio Tremonti, 76 anni, deputato di Fratelli d’Italia, è stato quattro volte ministro

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Roma, 21 dicembre 2023 – “Second best”. Lo dice e lo ripete Giulio Tremonti quando gli si domanda che cosa pensa della riforma del Patto di Stabilità firmato l’altroieri anche dall’Italia e dall’attuale ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Second best, dunque, per sostenere che si tratta della seconda migliore soluzione possibile quando la prima non può essere raggiunta: un rinvio a più o meno recenti teorie economiche come si addice alla raffinatezza intellettuale dello storico ex ministro dell’Economia dei governi Berlusconi che non manca mai di una proverbiale e un po’ perfida ironia. "Così le ho dato un titolo giornalistico che si può anche tradurre in italiano con un’altra formula". Quale? "Diciamo che si può anche dire che “piuttosto che niente, meglio piuttosto”". Una citazione che, per chi conosce bene l’uomo, è in fondo una delle cifre del suo modo di gestire la politica economica concretamente nelle molteplici condizioni nelle quali ha operato.

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E così, tornando all’oggi, Tremonti spiega che tre erano le ipotesi in ballo: la proroga del vecchio Patto ovvero il ritorno al vecchio Patto, il rinvio della riforma del nuovo Patto a dopo le elezioni europee e, ultima, la soluzione che è uscita l’altra sera sotto la spinta di Francia e Germania.

Ebbene, "il ritorno al vecchio Patto – spiega l’attuale presidente della Commissione Esteri della Camera – era assolutamente improbabile: sarebbe stato gravemente nocivo, dunque impossibile. Negativo. Anche perché superato dagli eventi e dalla storia, lasciando in tanti il dubbio sull’effettiva collocazione della stupidità". Un riferimento, anche se Tremonti non lo esplicita, a quando c’era chi voleva sanzionare addirittura la Germania sulla scorta di quei parametri. Parametri che, però, sono stati sospesi. "Sì, ma per ragioni incidentali, perché, in realtà, il vecchio Patto rifletteva l’ideologia dei Trattati, la visione di Maastricht e Lisbona, senza che in quei testi vi fosse la parola crisi". Neanche come ipotesi di scuola? "No, non c’era la parola crisi, c’era solo in alcuni sperduti paragrafi, relativi a casi marginali. La parola crisi come rottura di sistema, la crisi come nell’antico greco “crisis” non c’era. E quando nel 2008 arriva la crisi strutturale, lo fa notare per primo il governo Berlusconi, facendo per primo la proposta del Fondo europeo. E, dunque, la proposta della modifica del Trattato in funzione del Fondo europeo".

Il vecchio Patto, insomma, era morto e sepolto anche quando era vigente? "Sì – incalza Tremonti – il vecchio Patto non stava in piedi perché scontava l’assenza dell’idea di crisi". E un nuovo Patto quando doveva essere firmato? "Secondo me dopo le elezioni, sarebbe stata l’ipotesi migliore. Perché avrebbe dovuto riflettere una nuova legittimazione politica europea e, dunque, un nuovo Parlamento, una nuova Commissione. Sarebbe stata un’operazione politica legittimata politicamente, tra l’altro necessaria a fronte di passaggi straordinari che per l’Europa non sono tanto o solo il clima, ma anche l’allargamento".

Né il peggio né il meglio sono passati, però. "E, infatti, ho parlato non a caso di second best. Una soluzione che introduce elementi di flessibilità rispetto al vecchio, ma non traguarda il nuovo necessario. Dunque, è second best ". Una soluzione subordinata? "Può metterla così: in inglese è second best, in italiano è “piuttosto che niente, meglio piuttosto”".

E, d’altra parte, l’ex carismatico numero uno di Via XX Settembre degli scorsi decenni, considerato uno dei più ascoltati, se non il più ascoltato, consigliere di politica economica di Giorgia Meloni, non ha mai fatto mistero di come la pensa: "Oggi il problema – ha insistito recentemente – non è se è alto o basso lo spread, ma il debito. Il problema resta il monstre del debito italiano. Questo governo viene dopo un decennio di finanza scriteriata sia per ciò che è stato fatto che per ciò che non è stato fatto". Non solo. "Quella crisi – riferendosi al 2008 – non è stata superata. È stata semplicemente rinviata stampando moneta, passando dai billion ai trillion, finanziando con la Banca centrale europea i debiti pubblici e andando contro le leggi di natura con i tassi sotto zero. Fatto sta che inizia l’età felice dei Letta, Renzi, Gentiloni. Che galleggiano senza porsi il problema di risanare".

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