Pnrr, via libera dell’Ecofin. Cosa ha deciso l’Europa spiegato in modo semplice

Ancora nessun accordo sul Patto di stabilità mentre per il Piano nazionale di ripresa e resilienza i ministri delle Finanze degli Stati Ue hanno trovato un’intesa. Meloni: “Grande risultato del governo italiano”

Bruxelles, 8 dicembre 2023 – Via libera dell'Ecofin  – e conseguentemente del Consiglio Ue  – alla revisione dei Pnrr presentati da 13 Paesi membri e finiti questa mattina sul tavolo dei ministri delle Finanze europei. Tra i nuovi Piani nazionali per la ripresa e resilienza approvati figura anche quello dell'Italia. "Un altro grande risultato del Governo che conferma la serietà e l'efficacia del lavoro svolto in questi mesi”, commenta Giorgia Meloni.

Il ministro Giorgetti alla riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles
Il ministro Giorgetti alla riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles

Cos’è l’Ecofin

L’Ecofin è il Consiglio di economia e finanza, responsabile delle politiche economiche e fiscali e delle regolamentazioni dei servizi finanziari dell’Unione Europea: vi prendono parte tutti i ministri dell’economia dei Paesi Ue. E questa notte l’Ecofin non ha trovato un accordo sul Patto di Stabilità mentre c’è stata un’intesa sul Pnrr.

Il Pnrr cos’è

Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è il programma con cui il governo intende gestire i fondi del Next generation Eu. Cioè lo strumento di ripresa e rilancio economico introdotto dall’Unione europea per risanare le perdite causate dalla pandemia. In sostanza sono soldi concessi dall’Europa affinché vengano attuati interventi e riforme per rendere più competitivo e moderno ogni Paese. L’Italia ha ottenuto oltre 191 miliardi (il Paese europeo che ha ottenuto di più) per attuare 358 misure e submisure, di cui 66 riforme e 292 investimenti. Ciascuna di queste ha diverse scadenze da rispettare, a cadenza trimestrale, lungo uno o più anni dal 2021 al 2026. Scadenze che se non vengono rispettate fanno decadere i finanziamenti.

Ok alla revisione del Piano italiano

Oggi nella riunione dell'Ecofin è stata approvata la revisione di 13 Pnrr, tra cui quello italiano, e questo naturalmente sarà una spinta per continuare a lavorare e accelerare l'attuazione dei Piani di ripresa e resilienza che sono parte dell'importante necessità di rafforzare gli investimenti". Lo ha detto il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, parlando con i giornalisti a Bruxelles. In sostanza si tratta di alcuni aggiustamenti sui capitoli di spesa (dove mettere i soldi e dove investire) e tempi dei progetti. Un bene per l’Italia che non sempre sulle scadenze è stata così precisa.

Braccio di ferro sul Patto di Stabilità 

Sul tavolo dell’Ecofin cera la discussione dei parametri del Patto di stabilità. Ma cos’è il patto di Stabilità? Il Patto di stabilità e crescita (Stability and Growth Pact) è un accordo tra i Paesi membri dell'Unione europea. Richiede il rispetto di alcuni parametri di bilancio e ruota attorno a due cardini: il deficit pubblico (cioè la differenza tra entrate e uscite, comprese le spese per interessi) non deve superare il 3% del Pil (Prodotto interno lordo: vale a dire la ricchezza creata ogni anno all’interno di un Paese) il debito pubblico non deve superare il 60% del Prodotto interno lordo.

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Un parametro che è stato accantonato in periodo Covid ma che ora, soprattutto i Pesi del Nord (Germania, Olanda su tutti) quelli in cui questo parametro è più rispettato ne vogliono una reintroduzione “rigida”. Parametri meno rigidi che vorrebbero invece i Paesi meno “rigorosi” e fra questi c’è l’Italia. In sostanza in ballo c’è la possibilità di indebitarsi più o meno per poter trovare i soldi per attuare le politiche finanziarie. Più i parametri sono rigidi, più per paesi come l’Italia, ci saranno meno soldi a disposizione per le varie Manovre di bilancio.

La proposta “bocciata”

L’Ecofin che si è protratto nella notte fino alle 4 di mattina non è però riuscito a trovare un accordo su Patto di Stabilità. Nello specifico, nell'ultima bozza veniva richiesto un taglio medio minimo del debito pari all'1% annuo per i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 90% del Pil (0,5% per quelli con debito sopra il 60%) e stabiliscono l'obiettivo di ridurre il deficit all'1,5% come margine di sicurezza. Il ministro francese, Bruno Le Maire, chiede in particolare che, nel caso dei Paesi che si impegnano a realizzare una serie di investimenti e riforme, l'aggiustamento strutturale venga ridotto dallo 0,5% allo 0,3% del Pil, ma il suo omologo tedesco Christian Lindner non vede favorevolmente l'opzione. Tradotto si chiede una riduzione dell’1% annuo del debito pubblico per i Paesi come l’Italia ma che possa essere inferiore se vengono fatti alcuni investimenti per riforme. Una cosa che i Paesi del Nord considerano una sorta di scappatoia.

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Sullo sfondo le elezioni europee

Cosa c’entrano le elezioni europee che si svolgeranno l’anno prossimo con tutto questo? C’entrano, c’entrano. Nel senso che i Paesi nordici hanno necessità di far vedere ai propri cittadini che non “cedono” alle richieste dei Paesi “più allegri” nella gestione del bilancio statale. I Paesi del mediterraneo hanno invece interesse ad avere maggior possibilità di indebitamento per attuare politiche che non scontentino i cittadini che poi dovranno votare.

Un accordo è possibile?

L’impressione è comunque che “L'Ecofin dovrebbe poter arrivare a un accordo prima della fine dell'anno a un accordo che fissi regole coerenti e riconosca l'importanza degli investimenti e delle riforme”. Segno, appunto, che la riunione di oggi non apporterebbe novità. “Siamo vicini a un accordo, c'è ancora del lavoro da fare nei prossimi giorni”, dice la presidenza spagnola dell'Ecofin. Probabile a questo punto la convocazione di un Ecofin straordinario già nei prossimi giorni.

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