di Achille Perego Alla vigilia della partenza dell’Ops di Intesa Sanpaolo (dal 6 al 28 luglio, concambio di 1,7), è arrivata ieri la prevista bocciatura da parte del cda della banca presieduta da Letizia Moratti e guidata da Victor Massiah che ha anche approvato un aggiornamento del piano industriale annunciato il 17 febbraio, poche ore prima che arrivasse la mossa a sorpresa di Cà de Sass. Il...

di Achille Perego

Alla vigilia della partenza dell’Ops di Intesa Sanpaolo (dal 6 al 28 luglio, concambio di 1,7), è arrivata ieri la prevista bocciatura da parte del cda della banca presieduta da Letizia Moratti e guidata da Victor Massiah che ha anche approvato un aggiornamento del piano industriale annunciato il 17 febbraio, poche ore prima che arrivasse la mossa a sorpresa di Cà de Sass.

Il consiglio Ubi ha detto di considerare l’offerta di Intesa "ostile", "non conveniente per gli azionisti", "non congrua" per il valore che esprime Ubi, con un’integrazione a rischio e fatta per "eliminare un concorrente" e con dubbi di legittimità per la cessione di oltre 500 sportelli a Bper su cui è atteso il 25 luglio il verdetto Antitrust. Se il cda, unanime, ha chiuso la porta a Intesa, a decidere le sorti dell’operazione saranno però gli azionisti. E la Borsa continua a scommettere su un esito positivo, con il titolo Ubi che ieri è salito del 2,5% per i rumor su un possibile rialzo dell’offerta.

Del resto anche il fronte dei soci storici di Ubi (con circa il 28%) non sembra più così compatto nel no. Per gli analisti di Exane Bnp Paribas la stragrande maggioranza degli investitori istituzionali offrirà le proprie azioni a Intesa e anche membri dei patti. Per Moratti e Massiah – a cui non piacciono i "Vietnam legali" – invece, una Ubi indipendente potrebbe diventare il terzo polo italiano senza escludere nulla (neanche Mps e Bper) sul fronte aggregazioni. Una banca che con l’aggiornamento del piano vedrà al 2022 un impatto della pandemia di 700 milioni sul costo del credito (ma con un target al 6,7% degli Npl, il migliore del sistema), un utile netto in riduzione a 562 milioni, l’internalizzazione del comparto assicurativo (Aviva), 2mila uscite e la distribuzione di dividendi ai soci fino a 840 milioni nel triennio. Il ceo di Intesa, Messina, ha ribadito che "fermo restando il massimo rispetto per il cda e il management di Ubi, la nostra attenzione è rivolta agli azionisti di Ubi. Ora la parola passa agli azionisti"