Nessun impegno all’eliminazione delle fonti fossili

Alessandro Farruggia Fossili a go go. A Cop28 la montagna ha partorito un topolino. E il t...

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Fossili a go go. A Cop28 la montagna ha partorito un topolino. E il topolino è così inguardabile che rischia di far deragliare le trattative producendo un altro fallimento. I 13 paesi produttori di petrolio e gas dell’Opec (Arabia Saudita in testa) e i dieci dell’Opec + (Russia in primis) hanno messo un sostanziale veto a una eliminazione graduale delle fonti fossili, che sono responsabili del 75% delle emissioni di Co2 e che per la prima volta erano apertamente in discussione. Il presidente della conferenza, Sultan al Jaber, che guida anche la compagnia petrolifera emiratina, e quindi è parte in causa, è riuscito a produrre solo un testo molto debole che rispetto al precedete cancella l’opzione dell’eliminazione graduale delle fonti fossili, limita la chiusura delle centrali a carbone a quelle “non abbattute“ (cioè senza sistemi per la “cattura“ della Co2), toglie l’obbligo di eliminare entro il 2030 le emissioni di metano. Il testo "invita le parti a intraprendere azioni che potrebbero includere, tra l’altro", "ridurre sia il consumo che la produzione di combustibili fossili, in modo giusto, ordinato ed equo, in modo da raggiungere lo zero netto entro, prima o intorno al 2050", quindi troppo tardi per restare nei 2 gradi.

Tutto è volontario. Tra i punti positivi del testo la richiesta di triplicare la produzione da rinnovabili e raddoppiare dal 2 al 4% il tasso di crescita dell’efficienza energetica. Ma i fossili sono un macigno. Troppo poco per l’Ue e anche per gli Usa. Nella notte si va verso un nuovo testo, che dovendo essere gradito all’Opec rischia di essere il solito brodino a un malato grave. Ammesso che non salti tutto e il fallimento sia palese.

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