Martedì 18 Giugno 2024
ANTONIO TROISE
Economia

Metalli preziosi in Italia? Ci sono, ecco dove

Dal litio al cobalto, anche nel nostro Paese si sono i materiali più ricercati e costosi al mondo

Una miniera, foto d'archivio

Una miniera, foto d'archivio

Roma, 24 gennaio 2023 - E’ partita la nuova corsa dell’oro. Ma non si tratta delle vecchie pepite del secolo scorso. No, l’oro che le grandi multinazionali cercano nel sottosuolo del pianeta è la materia prima del nuovo verbo della transizione ecologico, del mondo zero emissioni, fatto di batterie elettriche e rinnovabili. L’oro che tutti cercano, insomma, si chiama litio. O cobalto. Minerali che fino a qualche decennio fa venivano snobbati dalle grandi aziende energetiche. Nel frattempo sono diventati fra i materiali più ricercati e costosi al mondo. Li troviamo dovunque: dai magneti delle pale eoliche e delle batterie ricaricabili delle auto elettriche, dei computer e degli smartphone. Insomma, un boom economico.

Prezzi, la guerra del litio

I dati sono eclatanti. Si stima che il fabbisogno europeo di litio crescerà nel giro di pochi anni del 3.535%. Mentre oggi l’Europa produce solo il 3% delle batterie. Tra Argentina, Bolivia e Cile, il cosiddetto "triangolo del litio", si estrae la metà del metallo esportato in tutto il mondo. La Cina ha una quota del 10% ma controlla direttamente o indirettamente buona parte delle miniere a livello mondiale, monopolizzando di fatto il mercato della raffinazione del metallo e della produzione di batterie. Nel 2022 il litio ha visto aumentare il suo costo del 500 per cento, arrivando ai 47.500 dollari a tonnellata, poco più di 43mila euro.

Il contro-piano dell’Europa

Chi controlla il litio avrà un ruolo determinante nella partita della transizione ecologica. Per questo anche la Commissione Europea ha deciso di incentivare la produzione interna. Anche per evitare quello che è successo con il gas, quando ci siamo tutti trovati a dipendere dai capricci di Zar Putin. Il 14 settembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha presentato il "Critical raw materials act", che prevede la ricerca e l’estrazione delle terre rare – come vengono chiamati 15 elementi chimici, un tempo ritenuti tutti rari – nel continente per soddisfare la domanda crescente per la transizione energetica e tecnologica. L’obiettivo è proprio di ridurre lo strapotere della Cina.

I giacimenti in Italia

Ed è a questo punto che entra in scena l’Italia. Perché, paradossalmente, proprio le caratteristiche geo-morfologiche del nostro Paese potrebbero trasformarlo in uno dei principali produttori di litio a livello mondiale. Secondo uno studio di quattro ricercatori del CNR, il Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicato alla fine di luglio sulla rivista Minerals, la fascia vulcanica pretirrenica che va dalla Toscana al Lazio, fino alla Campania, sarebbe ricca di litio. Uno studio che non è affatto passato inosservati ed è anzi arrivato sul tavolo delle grandi multinazionali che sono alla ricerca di questo metallo.

Un tesoro alle porte di Roma

E’ noto, da tempo, che nell’area a nord di Roma ci sarebbero le più alte concentrazioni, fino a 480 milligrammi di metallo per litro. Stiamo parlando della Valle del Baccano. E’ dalla metà degli anni 70 che qui si cerca il litio ed è stata l’Enel a fare le prime trivellazioni nella pianura e nelle colline circostanti, con qualche successo, trovando il prezioso metallo fra 1 e 3 chilometri sottoterra. Il primo pozzo si trova sull’antica via Cassia, a ridosso del paesino di Baccano. Qui si stanno studiando anche tecniche di estrazione che sfruttano l’energia geotermica, meno inquinanti rispetto a quelle più tradizionali. L’Enel ha stipulato un’intesa con Vulcan Energy Resources per l’estrazione del litio filtrando le salamoie geotermiche. Grazie a questa nuova tecnologia estrattiva, Vulcan punta a diventare l’azienda più importante al mondo nell’estrazione di litio geotermico. Ma i giacimenti alle porta di Roma fanno gola anche alla multinazionale australiana, Altamin. Nel mirino soprattutto le vecchie centrali geotermiche costruite dall’Enel ma mai valorizzate. Ora potrebbero diventare terra di conquista delle grandi società estere. Altamin ha ottenuto il permesso di cercare il litio su un’area di 12 chilometri quadrati a Campagnano e in un’area di 20,4 chilometri quadrati a Galeria, tra Cesano e Roma.

Piemonte a tutto cobalto

Tra gli elementi fondamentali per la transizione energetica c’è pure il cobalto, utilizzato per le batterie delle auto elettriche e importato per due terzi dalla Repubblica Democratica del Congo, dove organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International denunciano da anni l’estrazione in condizioni insostenibili per l’ambiente e per i lavoratori. In Italia si vuole prenderlo anche da alcune miniere dismesse del Piemonte, sui due versanti di Punta Corna, una cima rocciosa di 2.800 metri nelle Valli di Lanzo, in provincia di Torino, dove il metallo si estraeva già nel Settecento ed era utilizzato per colorare di blu tessuti e ceramiche. Anche qui è in movimento Altamin che ha chiesto di cercare il cobalto fra i borghi di Balme e Usseglio. Sul suo sito web, Altamin paragona i giacimenti piemontesi a quelli di Bou Azzer in Marocco, i più importanti al mondo, e mette in luce la dimensione "etica" del progetto estrattivo, che consentirebbe di ridurre le contestate importazioni dal Congo.

Giacimenti fra la Sardegna e la Calabria

Ma non basta. Perché litio, cobalto e gli altri metalli della transizione ecologica potrebbero trovarsi in Sardegna, Calabria e nell’arco alpino. Un’accurata revisione dei dati geologici, mineralogici e geochimici disponibili sul territorio nazionale ha poi permesso di individuare due aree principali ad alto potenziale: la fascia vulcanico-geotermica peritirrenica (Toscana-Lazio-Campania) dove in passato sono stati intercettati fluidi geotermici con concentrazioni di litio fino a 480 mg/l e la fascia al fronte della catena appeninica (da Alessandria fino a Pescara) dove sono presenti manifestazioni termali, con contenuti in litio fino a 370 mg/l, associati spazialmente a giacimenti di idrocarburi. Insomma, le potenzialità ci sono tutte. Non resta che scavare.