La nuova via dell’innovazione è il riciclaggio di pezzi obsoleti

"LE CONCLUSIONI DI COP28 a Dubai aprono prospettive inimmaginabili: il superamento delle fonti fossili può rivoluzionare tutti i settori dell’economia...

La nuova via dell’innovazione è il riciclaggio di pezzi obsoleti

La nuova via dell’innovazione è il riciclaggio di pezzi obsoleti

"LE CONCLUSIONI DI COP28 a Dubai aprono prospettive inimmaginabili: il superamento delle fonti fossili può rivoluzionare tutti i settori dell’economia globale. E noi in questo cambio epocale vogliamo esserci". Fabrizio Riccomi (nella foto sopra) è un imprenditore mantovano con la vocazione per l’alta tecnologia applicata alla produzione. È cofondatore insieme ai soci Rita Zanni e Andrea Jester di NeroSuBianco, di cui è ceo: un agguerrito vascello col quale sfida le corazzate multinazionali che navigano nelle stesse acque. Lo fa dando corpo a una figura ancora poco sconosciuta in Italia, quella dell’innovation broker.

Cos’è e cosa fa un innovation broker?

"In poche parole - risponde - il nostro scopo è passare dall’invenzione all’innovazione, di renderla concreta attraverso lo studio della sua fattibilità. Accennavo ai risultati di Dubai, che segnano di sicuro una svolta. Il mondo intero punta a sostituire l’energia fossile, che oggi praticamente è dappertutto nelle produzioni industriali ma anche in quelle agricole e nei servizi. Una delle nostre principali vocazioni aziendali è seguire e favorire quella transizione: lo abbiamo fatto, per esempio, partecipando a un progetto europeo chiamato Compass che si occupa di riciclare materia prima dall’industria aeronautica e dell’automotive. Lo faremo in altri settori".

Può spiegare in quali e con quale approccio?

"Certo. Partiamo dal presupposto di base che NeroSuBianco porta l’innovazione tecnologica all’interno delle imprese, ma non la crea o la inventa. Detto questo, il superamento di fonti come petrolio e gas si fa essenzialmente grazie all’economia circolare, ed è il caso di Compass".

Come funziona il vostro progetto?

"Sostituendo e rimodellando nel modo più semplice possibile pezzi di aerei dismessi, e saranno migliaia nel prossimo futuro, in modo da montarli sui velivoli di nuova costruzione come fossero mattoncini Lego. L’altra strada maestra per limitare l’energia fossile è la ricerca di biocarburanti che sostituiscano quelli attuali. Noi siamo presenti anche su questo fronte con altri progetti".

Che ruolo hanno nel vostro settore le grandi istituzioni internazionali, a cominciare dall’Unione Europea?

"Sono un fattore chiave: l’Europa finanzia l’ammodernamento in senso ecologico della produzione industriale. Il piano più complesso, l’Horizon Europe 2021-2027 vale qualcosa come 95 miliardi di euro. I bandi europei per la ricerca e lo sviluppo incoraggiano la collaborazione tra tutti i soggetti non direttamente concorrenti: multia-actor approach, stakeholder engagement, open innovation, sono le nuove parole d’ordine. Noi cerchiamo soggetti che si possano consorziare per arrivare prima e meglio a risultati prefissati di qualità e di abbatimento delle emissioni".

Da dove parte e dove arriva il vostro lavoro?

"Essenzialmente dallo scouting tra le realtà industriali, gli enti di ricerca, i portatori d’interesse, spesso gli utilizzatori finali di un certo prodotto, che possono essere a loro volta aziende. E lo scouting non è limitato agli aspetti tecnici ma è anche finanziario e di fattibilità".

Le vostre consulenze puntano all’incontro tra domande e richieste di tecnologia nei settori più diversi. Può fare qualche esempio?

"Se restiamo nel campo della circolar economy, posso citare una grande azienda tedesca produttrice di sci e di racchette da tennis che abbiamo aiutato a rifornirsi di materia prima. Esattamente di carbonio e fibra di vetro ricavati dallo smaltimento delle pale eoliche, che sono appunto fatte in gran parte da quel tipo di materiali".

In teoria il mercato sul quale agite non ha confini né geografici né di possibili contenuti. È così?

"Non c’è dubbio. Nel 2022 abbiamo seguito progetti per un valore di 162 milioni di euro, quest’anno ci siamo occupati di una decina di grandi progetti europei, che andranno avanti anche nel 2024. Ce ne sono di tutti i tipi. Seguiamo Eecone, per esempio, un bando europeo rivolto al fine vita dei prodotti elettronici: quelli nuovi dovranno essere realizzati oggi in modo che possano essere riciclati al momento del loro fine vita. Con Green-Loop, invece, l’Ue si dedica al packaging alimentare, ma anche di mobili ed edilizia, per ricavarlo da materia prima a base ecologica, biopolimeri al posto della plastica".

Come innovation broker lavorate molto con l’estero. E sul piano della ricerca, con le università. Con quali modalità?

"Le aziende straniere ci chiedono di intercettare sul mercato italiano i possibili partner. Anche le università straniere hanno necessità di orientarsi nel nostro paese. Per quanto riguarda le università italiane, dipende dai casi. Il Politecnico di Milano è un colosso, il primo fruitore iin Europa dei bandi per la ricerca e l’innovazione. Credo abbiano in corso 105 progetti, In questo caso la collaborazione è sporadica, mentre altri atenei italiani hanno chiesto di ricorrere alla nostra esperienza". NeroSuBianco, si occupa in gran parte di transizione ecologica, ma non solo. In quali altri settori siete presenti?

"Una parte minoritaria, sul 40%, del nostro lavoro arriva dalle applicazioni tecnologiche in campo medico. In particolare sta affiancando il San Camillo del Lido di Venezia, unica realtà del nostro Paese su 9 in Europa che partecipa al programma di ricerca HosmartAi sull’intelligenza artificiale applicata alla terapia e diagnostica sanitaria. Il progetto riguarda l’applicazione di tecnologie domotiche e AI alle terapie neuroriabilitative".

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