Le coperture della manovra: mancano ancora 10 miliardi. E Giorgetti spera nell’Europa

Un conto da 30 miliardi: non bastano extraprofitti, spending review e revisione degli sconti fiscali. Per liberare altre risorse, il Mef insiste sullo scorporo degli investimenti green dal calcolo del deficit

Roma, 27 agosto 2023 – La coperta è corta, cortissima. E il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lo ha fatto capire senza mezzi termini ai suoi colleghi di governo. Un ritornello che farà da sfondo anche al primo Cdm post pausa estiva che la premier Giorgia Meloni ha convocato per domani. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha anticipato che si parlerà anche di manovra e del piano anti inflazione. Un primo anticipo del vertice di maggioranza sulla Legge di stabilità che si svolgerà il 4 settembre. Tutti d’accordo sulle tre parole chiave: famiglie, imprese e pensioni. Molto più difficile far tornare i conti.

Il valore delle manovre
Il valore delle manovre

Secondo le prime stime, la manovra 2024 dovrebbe attestarsi sui 30 miliardi di euro. Quasi un terzo sarà assorbita dalla proroga del taglio dei cuneo fiscale (9 miliardi), 4-5 miliardi dall’avvio del primo modulo della riforma fiscale, con la riduzione da quattro a tre delle aliquote Irpef. Almeno 2 miliardi sono destinati a finanziare il pacchetto-famiglia, a sostegno della natalità. Poi ci sono le spese incomprimibili, dagli enti locali alla sanità fino al rinnovo del contratto per il pubblico impiego, la detassazione di tredicesime e fringe benefit (altri 1-2 miliardi), l’avvio del Ponte sullo Stretto. E infine il grande capitolo pensioni. Anche abbandonando l’idea di aquota 41 per tutti, la proroga di Quota 103 e di Opzione donna costerebbe circa 1,5 miliardi. A cui bisogna aggiungere la somme necessarie per l’adeguamento degli assegni all’inflazione: per una copertura integrale servirebbero addirittura 13 miliardi di euro, una cifra non disponibile per il 2024.

Il problema principale restano le coperture. In cassa, fra il ritocco del deficit programmato e la tassa sugli extraprofitti delle banche, ci sarebbero circa 10 miliardi. A cui vanno aggiunti i 4 da sottrarre alla Sanità dopo la fine della fase emergenziale del Covid. Fra i 4 e i 5 miliardi dovrebbero arrivare dalla revisione degli sconti fiscali e delle detrazioni previsti dalla riforma. Un miliardo dalla spending review sulle spese dei ministeri. Ma anche così si arriverebbe a due terzi del percorso, con almeno una decina di miliardi da trovare.

Un aiuto potrebbe arrivare dalla forte riduzione del prezzo del gas sui mercati internazionali: l’anno scorso circa la metà della manovra è stata assorbita per alleggerire il costo delle bollette. E una mano la dà anche la sforbiciata al reddito di cittadinanza. Altra fonte di finanziamento potrebbero essere i 14 e passa miliardi che il ministro Fitto ha spostato dal Pnrr al RepowerUe per finanziare bonus destinati a famiglie e imprese e che potrebbero avere un effetto moltiplicatore sulla crescita del 2024. Anche perché, se l’obiettivo dell’1% per fine 2023 è ancora alla nostra portata, nonostante il rallentamento del terzo trimestre e la frenata dell’economia mondiale, sarà molto difficile l’anno prossimo centrare l’1,5% previsto dal Def di aprile.

Su tutto pesa poi la complessa trattativa sulla riforma del Patto di stabilità, che entrerà nel vivo a partire dal 20 settembre. Giorgetti ha già escluso la richiesta di un extra deficit rispetto al 3,7% già concordato con Bruxelles. Ma insiste per scorporare dal calcolo del disavanzo gli investimenti per la transizione ecologica, il digitale e la difesa. Sarebbe un altro modo per liberare risorse da destinare alla manovra del 2024, senza violare le regole del Patto. La trattativa, però, non si presenta affatto semplice. E la premier dovrà lavorare non poco per placare gli appetiti dei partiti, soprattutto in vista delle elezioni europee del prossimo anno.

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