Giordano Curti
Giordano Curti

Reggio Emilia, 16 aprile 2018 -  Giordano Curti, 44 anni, dal 2016 direttore generale di Cir food, 13mila dipendenti, colosso della ristorazione collettiva, la casa madre è a Reggio Emilia.

Da voi esiste addirittura il grafico della felicità.
"Misura la produttività. Con risultati incredibili: quasi un venti per cento in più se la persona è messa nelle condizioni migliori per svolgere il proprio lavoro. Chiamiamolo benessere".

Più realistico.
"La felicità è scegliere quel che si fa. Noi abbiamo persone felici e altre che magari, se potessero scegliere, farebbero qualcos’altro che non lavare piatti. Ma è importante che li lavino nella condizione migliore possibile".

Quando vi siete stabilizzati con il vostro attuale impianto di welfare?
"Cinque anni fa il progetto è stato trasformato in sistema. Noipernoi, oltre 20 voci".

Le più innovative.
"Sono tante, per aree: salute e benessere, sostegno al reddito, servizi...".

Smart office compreso.
"Vuol dire lavorare per obiettivi senza vincoli. Arrivare in azienda con flessibilità, non c’è bisogno di avere un orario d’ingresso. La mattina se hai bisogno di portare i bambini a scuola lo fai. La pausa pranzo può essere di trenta minuti o di due ore, se vuoi andare in palestra perché la sera non riusciresti a farlo".

L’organizzazione del lavoro.
"Diamo la possibilità di fare orario continuato. E posso chiedere un permesso se mio figlio non sta bene o devo iscriverlo a scuola. È prevista l’ntegrazione dello stipendio fino al 50% per il congedo da paternità".

Intervenendo a Nobilita, il festival del lavoro all’istituto Golinelli di Bologna, lei ha detto: fiducia è una delle parole chiave. Quando avete capito che il benessere dei dipendenti aiuta il fatturato?
"Direi subito. Siamo un’impresa di persone. Dare fiducia, lavorare per obiettivi, delegare e coinvolgere, aumenta la produttività. A volte ereditiamo lavoratori da altre imprese. Li mettiamo al centro e loro migliorano. Questo per noi è un dato incredibile".

Il benessere e la fiducia dei dipendenti tolgono potere a chi comanda?
Sorride: "No, in realtà sono una grande opportunità".

È una risposta da manuale o una risposta vera?
"Vera, verissima. Uno ha tanto più potere quanto più ha capacità di governare, dare risposte. Ognuno di noi pensa di avere potere quando gli altri...".

Ubbidiscono?
"Quando sono tenuti bassi. In realtà il direttore generale ha potere quando gli altri contribuiscono. Quando qualcuno viene qui e mi propone una soluzione che mi evita di andare a sbattere, io acquisisco potere. Perché abbiamo fatto la scelta giusta".

 

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