Lunedì 20 Maggio 2024
LUCA RAVAGLIA
Economia

Lavoratori stranieri in Italia: perché la regolarizzazione è un percorso a ostacoli

I numeri e i limiti della burocrazia. Un esercito di persone cerca di infilarsi nelle pieghe del sistema

Quanto è lunga la strada che porta alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri in Italia? Anni. Anni fatti di ostacoli, accartocciamenti burocratici ed escamotage per cercare di far passare in un collo di bottiglia un esercito di persone, che pur di riuscire a vedersi riconoscere la legittima presenza nel nostro Paese, cercano di utilizzare le pieghe del sistema, dichiarandosi impiegati in settori diversi rispetto alle mansioni che realmente svolgono. E che vengono poi dichiarate appena dopo aver ricevuto il permesso.

Lavoratori in fila all'ufficio di collocamento
Lavoratori in fila all'ufficio di collocamento

Sommario

I numeri

I dati forniti dal Ministero dell’Interno e pubblicati da un’indagine svolta da ‘Avvenire’ in collaborazione con le associazioni di ‘Ero Straniero’ in relazione alla sanatoria per occupati stranieri impiegati come lavoratori domestici o agricoli, parlano chiaro e identificano 207.000 domande di regolarizzazione presentate nell’agosto del 2020 (quando venne avviato l’iter), 127.652 delle quali sono state accolte col rilascio di un permesso di soggiorno, 29.159 (il 14%) sono state respinte e 4.383 si sono fermate in seguito alla rinuncia di chi aveva presentato i documenti. Resta però, a oltre due anni di distanza dell’avvio della procedura e nonostante una recente accelerazione, ancora un 20% di pratiche che devono essere esaminate.

I limiti della burocrazia

Il tema è estremamente delicato, ovviamente prima di tutto per le persone coinvolte, ma anche per chi le accompagna lungo la strada della legalità. Che come sempre in Italia è farcita di costi, intoppi e lungaggini burocratiche spesso davvero difficili da comprendere. Come quelle legate al fatto che circa 1.200 lavoratori in somministrazione esclusivamente dedicati al tema su scala nazionale, in quasi due anni e mezzo, 840 giorni (festivi compresi) , non siano ancora riusciti a esaminare una media di 173 documenti a testa.

La precondizione

Chi decide di presentare la domanda si vede riconoscere un permesso di soggiorno temporaneo legato alla durata dell’iter. Se il procedimento va a buon fine, avviene la vera e propria regolarizzazione, mentre in caso contrario, viene notificato il decreto di espulsione. È evidente che il rischio c’è ed è concreto. Inoltre, mentre sono in attesa di conoscere il responso del Ministero, i lavoratori stranieri coinvolti non possono lasciare l’Italia, pena il decadimento della loro domanda. Con riferimento ai dati di cui sopra, tante persone per oltre due anni non hanno avuto la possibilità di rientrare in patria.

I costi

Gli imprenditori e le famiglie italiane che hanno deciso di intraprendere la strada della legalità favorendo il percorso dell’emersione, devono avviare la pratica mettendo sul banco un versamento di 500 euro, dopo di che anche a loro non resta che attendere.

I casi

Nel frattempo però c’è chi perde il proprio impiego e chi deve reinventarsi in tempi rapidissimi per non perdere il diritto a sperare. O magari chi cerca di approfittare della porta aperta pur non essendo direttamente coinvolto nella casistica. E qui arriviamo ai dati anomali che stanno emergendo da alcune rilevazioni che testimoniano come alcuni lavoratori (circa il 9%) pochissimo tempo dopo essere stati regolarizzati, dichiarano un cambio di impiego, probabilmente ufficializzando così la loro reale mansione svolta.

Il tema riguarderebbe in particolare la categoria dei lavoratori domestici. Anche in questo caso parlano le statistiche ricavate da ‘Avvenire’: se prima della sanatoria i collaboratori domestici e i badanti maschi rappresentavano l’11% della categoria, guardando solo ai rapporti di lavoro emersi in questi mesi, la percentuale sale al 55%. Prima, appena il 10% aveva meno di 40 anni, mentre dopo la percentuale arriva a sfiorare il 60%. A dimostrazione del fatto che i canali relativi alle regolarizzazioni, allo stato attuale prevedono pochissime alternative.

 

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