Investire sull’arte per recuperare le aree dismesse

Villois Dalla seconda metà degli anni 80 è iniziata una desertificazione di impianti industriali a causa di fusioni e incorporazioni, delocalizzazioni...

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Dalla seconda metà degli anni 80 è iniziata una desertificazione di impianti industriali a causa di fusioni e incorporazioni, delocalizzazioni verso paesi in cui il costo del lavoro e la fiscalità sono più convenienti, riorganizzazioni tecnologiche. Ad affiancare le dismissioni industriali ci ha pensato lo Stato, con la chiusura della maggioranza delle caserme, dovuta alla fine dell’obbligo della leva. Sono centinaia di migliaia gli ettari delle aree dismesse ubicate all’interno di città di ogni dimensione in cui si è persa l’occasione di realizzare nuovi modelli urbani. Solo Milano è riuscita a rifondare interi quartieri, rendendoli nuovi suoi simboli della modernizzazione. Ma a parte Milano sarebbe opportuno che altre città utilizzassero l’accelerato snellimento burocratico deciso dal governo per poter dare corso ai progetti del Pnrr, in modo da stimolare i privati a puntare al riutilizzo dei siti abbandonati, caserme comprese, riportandoli a molteplici usi tra le quali la nascita di poli espositivi che permettano di portare alla luce un infinito numero di capolavori chiusi nei ripostigli dei musei. Bilbao, grazie all’accordo con la fondazione Guggenheim, ha allestito un polo museale che riesce ad attrarre molti milioni di visitatori ogni anno, con ricadute fondamentali su commercio, servizi e terziario, tanto da essere inserita tra le prime 20 città più prospere dell’intero globo. L’esempio della seconda sede del Louvre ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi, testimonia quanto sia vincente puntare sull’arte per far rinascere intere aree. L’opportunità è ghiotta. Facilmente si troverebbero istituzioni finanziarie internazionali disponibili a investirci.

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