Hi tech, dalle tute aptiche agli smart glasses: le ultime frontiere a Las Vegas

Le novità tecnologiche presentate al Consumer Electronic Show in Nevada

Novità hi tech

Novità hi tech

Che cos'è la tecnologia nella percezione delle persone? Qual è la sua rappresentazione plastica? In due parole, a quali strumenti materiali e a quali oggetti fisici pensiamo quando il nostro cervello intende dare corpo al concetto di tecnologia? Fino a pochi anni fa non ci sarebbero stati dubbi e, come peraltro provavano i cataloghi espositivi di fiere come il CES di Las Vegas, lo SMAU o il vecchio CeBIT di Hannover, le risposte sarebbero state soltanto due: televisori e computer. Ma oggi qualcosa (anzi, tutto) è cambiato e pare che i megapixel, per la prima volta da almeno quattro decenni, non stiano più alla tecnologia come la Gioconda sta alle arti grafiche. La 'colpa' è soprattutto (ma non solo) delle app, quei gingilli meravigliosi al cui sviluppo, in campi che spaziano dal lavoro alla salute e dalla casa all'automotive e al divertimento, lavorano ormai buona parte delle migliori menti del mondo. E che, tra smart homes, cleantech, metaverso, blockchain e intelligenze artificiali, stanno rivoluzionando il mercato un tempo dominato da tv e pc.

La prima prova di tutto questo, come accadeva nell'epoca d'oro di quei computer e televisori ancora presenti sulla breccia ma non più così trainanti, la troviamo ancora una volta fra i banchi del Consumer Electronic Show appena andato in scena (tra il 5 e l'8 gennaio) in Nevada. Dove lo stupore dei visitatori, appunto, si è concentrato quasi interamente sulle ultime frontiere raggiunte dalle applicazioni digitali come, per fare solo qualche esempio, Anura, Skinstack, Vibrasonic e Brava. Le prime due pronte ad aprire nuovi orizzonti nel campo della sanità fai-da-te, grazie a sistemi di rilevazione in grado, nel primo caso, di tracciare un check-up completo del nostro organismo a partire da un breve video di 30 secondi e, nel secondo, di monitorare istantaneamente le nostre carenze vitaminiche sulla base di una mappatura della nostra pelle. E le seconde, tra benessere e domotica, ideate l'una per gestire le vibrazioni di un materasso ipertecnologico e massaggiante (collegabile pure alla X-Box per sentire in prima persona sobbalzi e colpi di un qualsiasi viedeogame) e, l'altra, per controllare un forno capace di cuocere per mezzo della sola luce (senza gas né elettricità).

Ma, chiaramente, a Las Vegas non hanno trovato posto solo le app. Perché, al netto di televisori e processori per pc comunque sempre più potenti e pluriaccessoriati, la parte del leone l'hanno fatta pure gioiellini come le tute aptiche (cioè progettato per farci provare le sensazioni veicolate dalle immagini che vediamo), i visori e i guanti da Realtà Virtuale. Oltre agli onnipresenti 'smart glasses' (attesissimi quelli di Apple), alle novità del mondo del 'gaming' (frenate da un caro materiali che sta zavorrando il mercato delle console) e a quelle del comparto automotive (da Afeela, la prima auto a marchio Sony a una Bmw che cambia colore a un semplice tocco delle dita, passando per il Ram 1500 Revolution BEV Concept e il Peugeot Inception Concept targati Stellantis). Da ultimo, spazio alle bizzarrie della fiera, che potrebbero restare prototipi oppure, se il mercato le benedirà, trasformarsi in piccoli miracoli tecnologici su larga scala.

Samsung, per cominciare, ha portato nella Città del Peccato il suo display per smartphone Flex Hybrid (che si apre e chiude sul lato sinistro e scorre verso l’esterno sul lato destro), mentre Nova ha svelato degli auricolari wireless a forma di orecchini (d'oro e d'argento) dal peso di soli 7 grammi. Ma in Nevada, se questo non bastasse, si è vista anche una scrivania-bicicletta a marchio Acer che, pedalando, permette di ricaricare i dispositivi ad essa collegati. Oltre ad Aromajoin, un collare hi-tech collegabile a un visore VR che, attraverso dei tubicini da infilare nelle narici, veicola gli odori di ciò che vediamo in video e filmati. E, infine, al Mutalk di Panasonic, una sorta di bavaglio nato per insonorizzare chi, prendendo parte a sessioni di realtà virtuale, non volesse disturbare con gemiti e mugugni chi gli stia intorno nella vita reale.

 

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