Oro a 2.000 dollari: allarme o euforia?

Oro a 2.000 dollari: allarme o euforia?
Oro a 2.000 dollari: allarme o euforia?

Biocchi

La recente impennata del prezzo dell’oro oltre i duemila dollari per oncia offre l’opportunità di esplorare le forze e le motivazioni che guidano i suoi corsi. Tradizionalmente, il prezzo dell’oro risente di diversi fattori chiave. Partiamo dalla sua relazione coi cambi; l’oro è quotato in dollari, quindi il suo prezzo è influenzato dalle fluttuazioni dell’indice del dollaro (il Dollar Index). Un dollaro forte rende l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute e potenzialmente ne riduce la domanda, per cui il suo prezzo tende a scendere. Viceversa, un dollaro debole può rendere l’oro più accessibile a livello globale, aumentandone la domanda e quindi facendone lievitare il prezzo. L’oro riveste poi anche il ruolo di bene rifugio: in tempi di incertezza, gli investitori tendono ad acquistarlo come asset sicuro, che mette al riparo da turbolenze. Questo fenomeno lo si è osservato recentemente con la pandemia, allo scoppio della guerra in Ucraina e durante la crisi (poi rientrata) delle banche regionali USA. L’oro è indubbiamente visto come una copertura contro le instabilità, poiché mantiene il suo valore meglio di altre forme di investimento. Esso è però anche inversamente correlato coi rendimenti dei Bond americani; si muove infatti in direzione opposta a questi, facendosi preferire quando essi scendono, visto che non offre alcuna cedola, quindi non paga interessi.

Quando i rendimenti dei bond aumentano, l’oro diventa invece meno interessante. Gode inoltre della fama di proteggere dall’inflazione, il che lo rende attraente per difendere a lungo termine il potere d’acquisto. Ma cosa spinge adesso l’oro al rialzo, visto che staziona sopra i 2000 dollari con maggiore persistenza del solito? Anzitutto le latenti tensioni mediorientali, che sono un catalizzatore. Ma soprattutto, una combinazione di fattori che potremmo definire tecnicalità dei mercati. Gli operatori stanno sfidando la Fed, spingendo a rialzo i corsi azionari e obbligazionari (con conseguente calo dei rendimenti), perché sono convinti che la banca centrale dovrà ben prima del previsto tagliare i tassi, per evitare un hard landing dell’economia. Questo scenario comporta anche un calo del Dollar Index, che sommato al calo dei rendimenti e alle tensioni mediorientali, crea il perfetto mix per spingere a rialzo l’oro. Emerge così questa crescente fiducia nell’oro come rifugio sicuro in periodi turbolenti e a protezione dall’inflazione, ma dobbiamo verificare quanto effettivamente tutto ciò durerà.

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