Open interest: la bussola dei derivati

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Le azioni sono titoli che rappresentano una quota di proprietà di una società. Di conseguenza, esse sono emesse in numero finito per rappresentarne ognuna una porzione del capitale sociale. Il valore di una singola azione, moltiplicato per il numero totale di azioni esistenti, determina la capitalizzazione di una società. Chi possiede le azioni ha diritto di partecipare e votare nelle assemblee della società e inoltre a incassare dividendi e partecipare a eventuali aumenti del capitale sociale. Molto diverso è ciò che accade con i derivati, che sono strumenti finanziari il cui prezzo dipende dal valore di un altro asset, chiamato sottostante. I sottostanti possono essere vari, come azioni, obbligazioni, materie prime, tassi di interesse, valute o anche indici di borsa. Per i derivati non c’è un numero predefinito e/o limitato di contratti, bensì un conteggio che calcola quanti ce ne sono in essere. Questo numero è l’open interest, traducibile come interesse aperto, ovvero un concetto fondamentale per comprendere ad esempio la dinamica di future o opzioni. L’open interest rappresenta infatti il numero totale di contratti “aperti” e in essere in un determinato momento. Esso è un indicatore della liquidità e dell’interesse del mercato rispetto a un particolare strumento finanziario. All’inizio di una giornata di contrattazioni è uguale al numero di contratti aperti esistenti alla fine del giorno precedente; durante le contrattazioni l’open interest può aumentare o diminuire.

Se due nuovi operatori entrano nel mercato, uno acquistando e l’altro vendendo un contratto, l’open interest aumenta di uno. Se invece due operatori effettuano una compravendita con cui entrambi chiudono posizioni preesistenti, l’open interest scende di un contratto. Infine, se un operatore cede un contratto già esistente a un nuovo operatore che entra sul mercato, l’open interest resta invariato, poiché si considera che i diritti legati a quel contratto vengano semplicemente trasferiti a una nuova controparte, senza che si aumenti o diminuisca il numero dei contratti totali. Un alto open interest indica una maggiore liquidità, il che facilita l’entrata e l’uscita dalle posizioni e inoltre evidenzia la forza o la debolezza dell’interesse verso quel particolare strumento. Un basso open interest indica disinteresse. L’open interest è un indicatore chiave che aiuta gli operatori di mercato a comprendere meglio la dinamica di offerta e domanda nei mercati dei derivati, nonché la forza delle tendenze correnti.

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