L’IA e la legge: un rapporto pieno di insidie

QUALI SFIDE LEGALI porta con sé l’avvento dell’intelligenza artificiale (IA), soprattutto a livello di proprietà intellettuale, protezione dei dati e...

QUALI SFIDE LEGALI porta con sé l’avvento dell’intelligenza artificiale (IA), soprattutto a livello di proprietà intellettuale, protezione dei dati e contratti? Ecco un interrogativo che si apre con l’affermarsi di una innovazione dirompente che cambierà il nostro modo di vivere nei prossimi decenni. Stiamo parlando in particolare dell’intelligenza artificiale generativa, la tecnologia che sta alla base anche della tanto discussa ChatGPT e che consente di creare testi scritti, immagini, video, brani musicali e altri tipi di contenuti, rispondendo alle richieste degli utenti e delle imprese. L’Unione Europea ha raggiunto nei giorni scorsi un accordo politico su un regolamento (AI Act) volto a disciplinare il fenomeno dell’AI. Il testo finale, tuttavia, non sarà pronto prima di qualche mese. Nel frattempo, mentre le società esplorano i possibili utilizzi dell’IA per potenziare le attività di business, un team internazionale di Deloitte Legal ha esaminato alcune questioni importanti nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, soffermandosi in particolare su tre aree: la proprietà intellettuale, la protezione dei dati e i contratti.

"La discussione su come debbano essere affrontati i diritti di proprietà intellettuale collegati a queste tecnologie emergenti è ancora agli inizi", dice Ida Palombella (nella foto in alto), partner di Deloitte Legal che sottolinea un aspetto tutt’altro che trascurabile: "l’uso delle informazioni elaborate dall’IA potrebbe essere coperto da copyright e i titolari dei diritti potrebbero lamentare possibili violazioni". Peraltro, ricorda ancora la partner di Deloitte Legal, "la legge applicabile su questi temi varia a seconda delle giurisdizioni e, di conseguenza, non esiste un approccio univoco". Palombella evidenzia, per esempio, che in materia vi è una diversità rilevante tra i sistemi giuridici europei e il framework legale americano, che potrebbe comportare appunto letture e scelte differenti su tali aspetti. Il secondo ambito preso in considerazione da Deloitte Legal è quello della protezione dei dati. L’IA generativa processa infatti una quantità enorme di informazioni (in parte anche fornite direttamente dagli interessati) e le trasforma in testi o altri output che poi vengono utilizzati dagli utenti per gli scopi più svariati. "Su questo fronte ci sono molteplici sfide da affrontare", continua Palombella, evidenziando anche come il livello di attenzione debba alzarsi quando le informazioni che vengono trattate sono di carattere personale, considerando che esistono tutele ad hoc in molti ordinamenti. In Europa, per esempio, la protezione è massima, ma anche in molti paesi extra Ue sono state approvate recentemente leggi sulla protezione dei dati.

Laddove assumano rilevanza, nell’uso del sistema di AI, anche di dati di natura sensibile (come quelli sulla salute) o di natura confidenziale (come quelli tecnici, commerciali, finanziari o sul know-how di un’azienda), i rischi aumentano e i presidi legali devono essere a questi commisurati. "Le organizzazioni che incorporano nei loro sistemi l’IA", dice Palombella, "devono quindi dotarsi di regole e procedure per un uso dei dati lecito, etico, sicuro e confidenziale ed evitare effetti potenzialmente molto dannosi, da un punto di vista economico e reputazionale". Infine, il terzo ambito preso in considerazione da Deloitte Legal riguarda i contratti. Considerati i significativi rischi legali derivanti dall’uso dell’intelligenza artificiale generativa in un’azienda o nel settore pubblico, per Deloitte Legal occorre infatti prestare molta attenzione a diversi aspetti contrattuali e civilistici.

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