Domenica 21 Aprile 2024

Ferragni al Tar:: "La maxi-multa è illegittima"

Chiara Ferragni ha depositato un ricorso al Tar del Lazio per annullare la sanzione inflitta dall'Antitrust per pubblicità ingannevole legata alla vendita del pandoro "Pink Christmas". Nel ricorso si afferma che la donazione era prevista nel contratto con Balocco e che sono stati versati 50mila euro all'ospedale Regina Margherita di Torino.

Nessuna pubblicità ingannevole legata alla beneficenza con le vendite del pandoro "Pink Christmas" perché nel contratto stipulato tra le società di Chiara Ferragni e Balocco "la donazione esisteva ed era stata assunta" dalla casa dolciaria "come suo obbligo", tant’è che sono stati versati 50mila euro all’ospedale Regina Margherita di Torino per le cure dei bimbi lì ricoverati senza escludere "la possibilità di incrementare" la cifra. E poi la decisione di acquisto dei dolci "griffati" "si motiva principalmente, se non addirittura esclusivamente, in ragione del marchio Ferragni che ne determina - di per sé - l’appetibilità per i propri follower in quanto reso “glamour“ ed in “edizione limitata“".

Sono alcuni dei passaggi del ricorso depositato al Tar del Lazio con cui l’influencer - sotto inchiesta a Milano per truffa aggravata assieme al suo stretto collaboratore, Fabio D’Amato, l’imprenditrice Alessandra Balocco e altre persone per i casi del pandoro, delle uova di pasqua e della bambola Trudi - chiede di annullare il provvedimento con cui lo scorso dicembre l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto alle sue società Fenice e Tbs Crew una sanzione di oltre un milione di euro. Provvedimento impugnato anche dall’azienda cuneense condannata a una multa di 420mila euro. Mentre le indagini milanesi, eccetto qualche acquisizione di routine di documenti, vanno avanti sottotraccia, la moglie del cantante Fedez, come aveva già annunciato, è passata al contrattacco per dimostrare che l’Antitrust si è sbagliata. Anzi, come si legge nell’atto notificato ieri, "non ha esaminato la clausola contrattuale" e avrebbe, quindi, "costruito l’ingannevolezza della pratica senza minimamente interrogarsi sugli obblighi (...) che intercorrevano tra le parti".

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