Sabato 22 Giugno 2024
ELENA COMELLI
Economia

La Fed rallenta il rialzo dei tassi. Inflazione in frenata a gennaio

Powell: "Abbiamo ancora del lavoro da fare". Oggi le decisioni di Bce e Bank of En gland

Jerome Powell, presidente Fed

Jerome Powell, presidente Fed

È iniziata la due giorni delle banche centrali, con la mossa della Fed che ha alzato il costo del dollaro di altri 25 punti base, fino al 4,50-4,75%, ai massimi dal 2007. Oggi sarà la volta della Bce, che dovrebbe procedere con una stretta di 50 punti base, portando il tasso di riferimento al 3%. Per la Fed, si tratta dell’ottavo rialzo consecutivo e non sarà certamente l’ultimo, come ha annunciato ieri il Federal Open Market Committee, braccio monetario della Federal Reserve. In una nota, ha ribadito che saranno necessari altri rialzi dei tassi, ma ha segnalato un possibile rallentamento, dato che non si parla più di "passo" dei rialzi, ma di "entità" dei rialzi in base alla situazione economica. Sull’inflazione, la Fed ha notato che c’è stato un rallentamento, ma che resta elevata. "Abbiamo ancora del lavoro da fare", ha detto il presidente della Fed Jerome Powell commentando il rialzo. Alla Fed "siamo fortemente determinati riportare l’inflazione al target" del 2%, ha aggiunto Powell.

Oggi sarà la volta della Bce, che è molto più arretrata della Fed nel ciclo di inasprimenti. Francoforte è accusata infatti da più parti di essere in mano ai falchi, ma il tasso di riferimento dell’Eurozona è ancora il più basso del mondo al 2,50%. I falchi del consiglio direttivo – Robert Holzmann e Klaas Knot, sostenuti dal presidente della Buba, Joachim Nagel – hanno indicato di aspettarsi almeno due rialzi dei tassi di 50 punti nei prossimi mesi, mentre le colombe, fra cui l’italiano Fabio Panetta, hanno messo in guardia contro gli impegni che vadano oltre la riunione di febbraio. A Davos, la presidente della Bce Christine Lagarde ha confermato che l’Eurotower "manterrà la rotta", perché l’inflazione resta troppo alta comunque la si veda. La domanda, ora, è per quanto tempo la politica monetaria manterrà una posizione restrittiva e quando si aprirà la porta a una normalizzazione dei tassi in seguito al rientro dell’inflazione. Qualcosa si sta muovendo: sul fronte macro, martedì il dato sul costo del lavoro Usa - che nel quarto trimestre dell’anno scorso è salito solo dell’1%, meno delle attese - ha fatto scommettere molti investitori su un raffreddamento dell’inflazione.

Nell’Eurozona, in gennaio secondo la stima flash di Eurostat l’inflazione è scesa all’8,5% dal 9,2% di dicembre, battendo le attese di un rallentamento più moderato al 9%. La frenata è in larga parte dovuta ai prezzi dell’energia, scivolati dal 25,5% di dicembre al 17,2%. I prezzi di alimentari, alcool e tabacco si sono attestati al 14,1% dal 13,8%, quelli dei beni industriali diversi dall’energia al 6,9% dal 6,4% e quelli dei servizi al 4,2% dal 4,4%.

Quanto ai singoli Paesi, la stima per l’Italia è al 10,9% in gennaio e il nostro Paese registra uno dei rallentamenti più consistenti rispetto a dicembre (era al 12,3%). La dinamica dei prezzi è più contenuta ma ancora in salita in Francia (7% da 6,7%) e Spagna (5,8% da 5,5%).