Christine Lagarde, 65 anni, numero uno della Bce dal novembre 2019
Christine Lagarde, 65 anni, numero uno della Bce dal novembre 2019
di Elena Comelli Cade un dogma della politica monetaria della Banca Centrale Europea. L’Eurotower ha annunciato la sua nuova strategia, affermando che punterà a un’inflazione del 2% su base simmetrica nel medio termine, invece di mirare a un’inflazione vicina ma inferiore al 2%. Negli ultimi 18 anni, la Bce ha mantenuto un obiettivo asimmetrico: la crescita media dei prezzi doveva essere sempre inferiore al 2%. Ora l’obiettivo cambia: "Simmetria significa...

di Elena Comelli

Cade un dogma della politica monetaria della Banca Centrale Europea. L’Eurotower ha annunciato la sua nuova strategia, affermando che punterà a un’inflazione del 2% su base simmetrica nel medio termine, invece di mirare a un’inflazione vicina ma inferiore al 2%. Negli ultimi 18 anni, la Bce ha mantenuto un obiettivo asimmetrico: la crescita media dei prezzi doveva essere sempre inferiore al 2%.

Ora l’obiettivo cambia: "Simmetria significa che il Consiglio direttivo considera le deviazioni negative e positive da questo obiettivo ugualmente indesiderabili". Si tratta di un deciso allontanamento dalla dottrina conservatrice della Bundesbank, sempre molto più attenta al surriscaldamento dell’inflazione che al suo rallentamento. Di conseguenza, mentre le Borse europee andavano a rotoli di fronte alla diffusione della variante Delta (Milano la peggiore con Madrid a -2,5%), l’euro ha preso il volo sul dollaro (+0,45%) a 1,1845.

Christine Lagarde ha specificato che il 2% non rappresenta il ceiling, ovvero il tetto, il limite massimo, e la Bce può dunque consentire sforamenti temporanei per pilotare l’inflazione nel medio periodo verso l’obiettivo del 2%. Nel frangente economico attuale, a fronte di un’economia in ripresa dopo la peggiore crisi dal dopoguerra, questo significa lasciare maggior spazio di azione alle misure accomodanti, che potrebbero alleggerire la situazione italiana, schiacciata dall’enorme debito pubblico. Una svalutazione indotta dalla dinamica dei prezzi riduce, per un fattore contabile, il debito passato, a meno che i tassi d’interesse non salgano immediatamente. Non solo: il trattato di Maastricht ha scelto come parametro il rapporto tra lo stock di debito e l’aumento del prodotto lordo nominale, cioè compresa l’inflazione.

È chiaro che se i prezzi salgono e il Pil cresce più rapidamente del debito, quel rapporto diventa favorevole. Con un deflatore di poco superiore al 2% e uno sviluppo equivalente dell’intera economia, il debito pubblico italiano sul Pil si ridurrebbe prima del previsto. Nelle valutazioni della Bce entrano anche le considerazioni legate all’emergenza climatica: c’è un piano di azione per introdurre dal 2022 un trattamento di favore alle attività che rispondono ai requisiti di sostenibilità come asset eleggibili per i programmi di acquisto.